venerdì, 07 dicembre 2007
Come mi ricorda Uppe, apparentemente i partitini di sinistra hanno trovato un accordo almeno su qualcosa: il simbolo.
Dico apparentemente perchè subito dopo averlo presentato si sono affrettati a dichiarare che non si tratta di un simbolo, ma bensì di un segno grafico: a questo punto Rizzo dei Comunisti Italiani non ha più retto ed ha sbottato che se non si trova il modo di inserirci una falce ed un martello, anche di sghimbescio, lui si sarebbe chiamato fuori.
Purtroppo, essendo una minoranza nella minoranza (e probabilmente minoritario all' interno del suo stesso partito pur essendone il coordinatore: sono le contraddizioni della sinistra italiana), non è stato cagato da nessuno, ma il nuovo "segno grafico" della coalizione, diciamocelo, effettivamente è un po' una ciofeca.
Quando si parla di aiutare i nobili condottieri della sinistra italiana (o di quel che ne resta, il che è tutto dire), Gomi no Sensei non si tira indietro ed alla chiamata risponde: presente!
Esclusa quindi la falce ed il martello, ecco le mie proposte per la nuova alleanza:

Vogliamo proprio tenere questo nome, "La Sinistra e l' Arcobaleno"?
Almeno scegliamo un simbolo che ispiri levità, mobilità, essenza: cosa meglio di una bolla di sapone?
Certo, la bolla di sapone non da molto l' idea di qualcosa di solido, ed in più pur ricordando le antiche tradizioni (quale bambino al giorno d' oggi gioca ancora con le bolle di sapone?), le radici nel passato, secondo me occore qualcosa di più incisivo.
E visto che i partiti sono quattro (i fantastici quattro) ecco un logo che potrebbe fare al caso nostro:

Sempre parlando di solidità e tradizione ci sarebbe anche un altro personaggio che potrebbe essere degno di considerazione: l' intramontabile Jabba!

La sinistra viene spesso accusata di immobilismo: magari nel logo si potrebbe porre l' accento sulla volontà di avere una politica più aggressiva: ecco dove ci vengono in aiuto i vecchi classici

Sempre sullo stesso tema un logo che coniuga tradizione e termini in inglese, esprimendo la certezza di catturare il favore sia della tradizionale base che del target più giovane:

E, parlando di Cosa, ci potrebbero anche venire in mente atmosfere di carpenteriana (ok, non lo dico più!) memoria:

Un logo di una nuova coalizione dovrebbe però anche riflettere i tempi in cui nasce ed in cui si trovano a vivere i suoi potenziali elettori: per soddisfare queste esigenze è nata questa proposta

Per finire una proposta un po' sbarazzina: anche qui c'è un richiamo alle radici antiche ma l' anticonformismo di questo simbolo (pardon, segno grafico) lo renderebbe sicuramente gradito anche alle nuove generazioni

Quindi, cari i miei leaders della sinistra (o quel che ne è rimasto) consideratemi a vostra disposizione e datevi da fare: sarebbe un vero peccato se la coalizione si sfasciasse miseramente senza avere neanche un bel simbolo su cui piangere!
sabato, 22 settembre 2007
L' abbiamo fatta l' autocritica: basta!
sabato, 22 settembre 2007
Era da un po' che volevo postarla:
Si ringrazia Max DG per la preziosa segnalazione
giovedì, 22 febbraio 2007
Ecco, ci mancava solo questa!
Un soffio di vento, un mozzicone gettato ed ecco che il governo cade in fiamme come ampiamente previsto, altro che miseria, terrore & morte.
E fanno due, di governi di sinistra caduti prematuramente così, un po' alla cazzo, a causa di un paio di dissidenti.
Personalmente non mi stupisce che ci siano persone che non concordano con la linea tenuta dalla maggioranza a cui essi stessi appartengono: la loro posizione, come già quella di Fausto Bertinotti a suo tempo, è se non condivisibile quantomeno giustificabile, e d' altro canto il fatto di riassumere in sé anime anche molto diverse è forse una delle caratteristiche più tipiche della sinistra italiana.
Quello che veramente mi stupisce è come si possa aver creduto che una maggioranza così risicata nei numeri rispetto all' opposizione, dipendente nelle votazioni dal parere dei senatori a vita, potesse avere vita lunga.
Ma veramente ci si aspettava che un mezzo tenuto insieme con lo spago ed il nastro adesivo non si sarebbe sfasciato alla prima buca incontrata lungo la strada?
Personalmente di questo governo-lampo ho un parere non del tutto sfavorevole: sebbene con tutti i doverosi distinguo bisogna ammettere che l' economia italiana pare mostrare qualche palpito, il che è già qualcosa considerando la situazione da linea piatta in cui versava ai tempi del centrodestra al potere (all' elettore italiano medio la memoria fa spesso difetto, ma si spera che, visto anche il poco tempo trascorso, qualche campanello stentatamente in testa risuoni).
La cosa che mi fa specie è che il governo sia miseramente crollato sulla politica estera dove, obtorto collo, siamo costretti a fare i conti con l' equilibrio mondiale di potenze ben più grandi del belpaese ed impegni già presi, invece che su questioni che toccano più direttamente la vita del paese.
Ci sarebbe l' imbarazzo della scelta: le riforme, la questione del conflitto di interessi e, sopratutto, la legge elettorale.
Già, la legge elettorale...
Ma non doveva essere la prima cosa che avrebbero cambiato?
Sui giornali si tuona: "così si riconsegna l' Italia in mano a Berlusconi!".
Certo è che la figura fatta dal centrosinistra non è stata delle più allegre, ma sul serio c'è il rischio concreto che se si andasse ora alle elezioni tornerebbe su il nano pazzo e la sua allegra combriccola come sostiene Schifani?
E' meglio stare in compagnia di una manica di cialtroni o di una banda di farabutti?
E, parlando del nano pazzo, si può sapere come è andata poi a finire quella questione del riconteggio delle schede a seguito dei sospetti di brogli?
In fondo la caduta del governo è stata dovuta più a quella minuscola differenza nelle preferenze elettorali che all' operato di un paio di senatori non d' accordo con D' Alema (come si fa, in coscienza, ad essere d' accordo con D' Alema?!?) ed a un senatore a vita un po' distratto.
Massì, torni Berlusconi, che a ben vedere non vivo più in Italia e devo dire che le risate che ci si faceva quando c'era lui...
Peccato solo per Santoro: e dire che voleva tornare con il suo AnnoZero l' 8 Marzo! :)
giovedì, 21 settembre 2006
Molti anni fa, quando Puk era piccino, usava frequentare i centri sociali.
In un' occasione addiritura partecipò ad un' occupazione, con relativi scazzi con le forze dell' ordine intervenute a fare il loro mestiere così come gli era stato comandato (ai tempi mi sarei espresso in termini meno urbani).
Ciò malgrado non sono mai stato una bestia da centro sociale, intendendo con questo quelle persone che fanno parte permanentemente dell' organizzazione e praticamente ogni sera sono lì a farsi la loro partita a calcetto o ad ascoltarsi l' ultimo concerto hard core organizzato dal collettivo.
Diciamo che sono stato più un simpatizzante e due braccia a disposizione delle iniziative che condividevo, e spesso semplicemente uno del pubblico.
Della mia esperienza con i centri sociali conservo alcuni momenti indimenticabili e qualche salutare lezione di vita, alcune che mi sono bevuto come vin brulè in una sera d' inverno, altre come sciroppi dal gusto schifoso.
Leggevo oggi su Beppegrillo.it l' infausta esperienza di alcuni fans del genovese e del loro tentativo di portare delle istanze che dovrebbero trovare riscontro nella mentalità "di sinistra" alla Festa dell' Unità di Milano.
Premettendo che intervenire in una manifestazione che, necessariamente, deve avere una certa organizzazione (anche solo per gestire la mole di pubblico che la frequenta) con un megafono in mano e senza magari preannunciare la propria presenza ai tenutari con un po' d' anticipo io lo trovo scortese, trovo condivisibili alcune considerazioni che emergono dall' articolo.
In effetti, l' episodio mi ha fatto venire in mente un momento che ho vissuto nel mio relazionarmi con i compagni dei centri sociali.

Il giovane Puk si recò una sera al centro sociale più famoso e storico di Padova, il "C.S.O. Pedro", con un suo amico, il Conte, dark storico e personaggio che non passava inosservato, a sentire un concerto di tre bands nostrane.
Arrivammo presto ed il pubblico tardava a farsi vedere.
Io e il Conte avevamo in tasca una canna già girata a testa e i fondi per potersi concedere una birra seria o due "politiche" a gola.
Puk già allora era un poveraccio, economicamente parlando (un baratro dal quale non mi sono più risollevato :) ), disoccupato in cerca di, in una città *cara* e provinciale che sentiva stretta come un paio di mutande di due taglie più piccole e che non aveva molto da offrire in quanto a vita notturna, all' infuori delle discoteche e di qualche sporadico pub.
Ci fumammo la prima canna con la tranquillità di saperci in una delle poche riserve indiane dove la polizia non andava a caccia di ragazzini da tormentare, e quindi ci dirigemmo verso le luci dell' ingresso.
Arrivati sotto le luci, io con le classiche duecento lire pro forma da versare nell' ancor più classico cestino per l' autofinanziamento in mano, fummo però fermati da un energumeno tatuato che ci apostrofò con un sorprendente "Sono diecimila per entrare".
Sbigottimento dipinto sul volto, un paio di secondi di ritardo per digerire l' insolita richiesta, replicammo in coro che non ce le avevamo: eravamo disoccupati.
"Niente diecimila, niente ingresso", replicò il bolscevico.
Non sapeva con chi si era messo: avevamo tutto il tempo del mondo, del concerto, in effetti, non ce ne fregava un belin e la verve polemica non ci ha mai fatto difetto.
Iniziammo a chiedere, contestare, replicare, informarci, fare paragoni, citare...
A dire che era disgustoso che proprio un centro sociale, che fa bandiera dell' essere solidale con i più svantaggiati, applicasse una politica così spietatamente capitalista come quella del "dacci i soldi o non ci interessi".
Che erano degli ipocriti, che se facevano pagare il biglietto allora che versassero anche le tasse alla SIAE come tutti e i contributi a chi lavorava per tenere in piedi la baracca.
Il povero energumeno, a cui avevano evidentemente comandato di chiedere i soldi del biglietto e assicurato che tutto sarebbe andato bene (era la prima volta che tentavano un esperimento del genere: di solito c'era l' offerta libera o un ingresso che ognuno pagava a seconda delle sue disponibilità), iniziò a sudare, quindi andò a chiedere aiuto.
La scena si ripetè con la ragazza ggiovane e alternativa che venne ad ascoltare le nostre istanze, evidentemente una delle "dirigenti" del c.s.: anche lei abbozzò un' improbabile difesa, sbriciolabile anche solo da un argomentare appena appena coerente, e poi se ne andò in cerca di aiuti.

Alla fine io e il Conte ci trovammo ad indietreggiare (fisicamente) combattendo (verbalmente) di fronte ad una decina di "compagni" incazzati, tanto che alla fine ci ritrovammo con le spalle al muro (sempre fisicamente!) e le argomentazioni degli avversari che erano passate da "ma se facciamo come sempre nessuno paga e come si sostenta il centro sociale?" a "figli di puttana! provocatori! fascisti!".
Quello che ci salvò, credo, fu che iniziò ad arrivare un po' di pubblico, ed il fatto che non cedemmo di un millimetro sulle nostre ragioni: eravamo nel giusto, lo sapevano loro e lo sapevamo noi.
Alla fine, la tipa ggiovane ed alternativa, evidentemente chiamata ad altri impegni, ci disse che vabbè, visto che eravamo disoccupati, per quella volta potevamo anche entrare gratis.
Noi ce ne andammo sdegnati, idealmente buttandoci alle spalle un immaginario mantello, spernacchiando e vaffanculizzando lo squadrone della morte, ma con qualche buona lezione appresa in saccoccia:
- A volte chi più si dichiara di sinistra meno si comporta come tale
- Davanti ai soldi, spesso le ideologie crollano come castelli di carta
- La coerenza è una merce rara
- Chi dice che parla a nome della gente spesso non è disposto ad ascoltare ciò che la gente dice
- Davanti ad un servizio d' ordine incazzato può essere una tecnica vincente quella di mantenersi calmi e continuare a sostenere il proprio punto di vista, sforzandosi di riportare la divergenza dal piano fisico a quello verbale non appena minaccia di scivolare via (ma anche no)
PS: Il C.P.O. Gramigna era diverso...
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