I believe that Gandhi’s views were the most enlightened of all the political men in our time. We should strive to do things in his spirit: not to use violence in fighting for our cause, but by non-participation in anything you believe is evil.

Albert Einstein

mercoledì, 31 ottobre 2007

Questa immagine è stata rimossa su richiesta dell' interessata

Questa immagine è stata rimossa su richiesta dell' interessata

Ieri ho ricevuto la prima richiesta di rimuovere delle immagini dal mio sito che abbia mai ricevuto.
Doveva succedere prima o poi, lo so, ma la cosa è stata comunque piuttosto strana: visto che la richiesta era motivata e fatta con educazione ho immediatamente provveduto, ma è stato strano lo stesso.

La motivazione è che non sul mio sito ma nel mio blog ho tra gli altri un link che punta al blog Haramlik, di cui l' interessata, una tipa con cui sono stato insieme tempo fa, non ha, volendo usare un eufemismo, un' alta opinione.

Da tempo ho stima di Lia, la proprietaria del blog linkato, di cui apprezzo le qualità umane, l' espressività e l' esperienza, pur non condividendo necessariamente sempre le sue idee.
Mi era anche capitato di scrivere un post di solidarietà ai tempi dell' affaire di Magdi Allam, quando il pinocchietto d' Egitto pubblicò sul Corriere della Sera stralci di alcune sue email private senza il consenso dell' interessata, senza peraltro scendere nel merito della querelle che ne è seguita sulle attribuzioni di responsabilità, e ci sono dei post che ha scritto che secondo me sono impagabili: molto caldi, umani, come quando parla del bellissimo rapporto che ha con sua figlia.

Dato che come sapete ho qualche problema di connessione ultimamente, mi sono affrettato ad aggiornarmi sugli ultimi post della Lia ed ho trovato subito il motivo di tanto astio in un articolo del 24 Ottobre.

Riassumendo la posizione di Lia, che di essere antipalestinese proprio non può essere tacciata, ha deciso di ritirare la propria firma da un appello in favore della Palestina dopo aver constatato che:
  • tra i firmatari ed i sostenitori dell' appello ci sono degli elementi "che definire poco raccomandabili è un eufemismo", sostanzialmente riconducibili ad ambienti della destra radicale
  • il sito che appoggia la raccolta di firme è intestato ad una web agency che fa capo al Campo Antimperiialista, su cui Lia ha delle (motivate) riserve
  • a suo parere la forma e la sostanza dell' appello sono inconcludenti e servono più a dare leggittimità e visibilità (se interpreto bene il post ed i commenti successivi dell' autrice) a chi l'ha organizzato che ad avere effettivamente qualche probabilità di aiutare la sacrosanta lotta della popolazione palestinese

Seguendo alcuni dei links riportati nei post si può constatare come effettivamente certi sostenitori di destra dell' appello diano l' impressione di essere motivati più da sentimenti antisionisti a priori che da un senso di solidarietà con i palestinesi, e che insomma si associno a questo tipo di iniziative più per il principio che vuole i nemici dei propri nemici come propri amici piuttosto che da un' effettiva comunità di intenti con i promotori, che si dichiarano invece di sinistra.

Se non si parlasse di elementi, secondo la mia personale scala di valori, di estrema destra (per intenderci c'è chi mette orgogliosamente sul proprio blog la pubblicità di un incontro dell' "associazione culturale", così si definiscono, Thule riguardante la presentazione di un libro di Heinrich Himmler e la foto di Mussolini nella barra laterale ) avrei le stesse riserve, ma personalmente tenderei ad essere più mite sul primo punto: è lecito discutere con chi ha idee anche molto differenti dalla propria, ed anche trovare punti e battaglie in comune, per quanto debba ammettere che se facessi parte di un movimento che si dichiara di sinistra magari, con questi personaggi, lo troverei un segnale un pochino inquietante.

Riguardo al secondo punto non mi pronuncio non essendo mai stato ad un Campo Antiimperialista ad ascoltare le loro tesi: il loro manifesto mi trova d' accordo su alcuni punti, ma d' altronde anche il programma di Prodi sulla carta non sembrava male e bisogna vedere come le tesi che si dichiarano vengono poi sviluppate e portate avanti (sono uno di quelli convinti che il fine non giustifichi i mezzi, e quel "Il Campo è per la massima unità nella lotta contro il nemico comune" quasi all' inizio mi fa sinceramente paura).
Per me, che sono un non violento e più incline alla moderazione e ad altre forme di contrasto, il linguaggio ha un tono un pochino troppo enfatico, troppo manicheo, si fa uso di termini che personalmente trovo oramai sorpassati e talvolta il discorso si fa piuttosto autoreferenziale, capisco però come mali estremi, che ci sono senza dubbio, possano ahimè indurre qualcuno a pensare che anche estremi rimedi siano talvolta giustificati.

Al contrario, senz' altro per miei limiti (visto che c'è chi ne discute tranquillamente), non capisco il concetto sotteso al neologismo "nazionalitarismo" (il vocabolario che ho consultato io non lo riporta e Wikipedia nemmeno, anche se qualche indizio lo si può trovare nella definizione che da Wikipedia di Comunitarismo), concetto in cui quelli di Progetto Comunitarismo, incluso un postatore con nick Outis che ha risposto a Lia nei commenti, e che in un suo post in un forum dedicato alla destra radicale parlandone afferma che "la stiamo seguendo dal primo giorno in cui ha iniziato ad infamare i miei compagni" (grossomodo il senso dell' email inviatami dalla mia corrispondente), dicono di riconoscersi.

La questione 'nazionalitaria', da sempre fattore progressivo di liberazione per i popoli, è oggi ostaggio da una parte di un'ideologia 'occidentalista', tendente a mobilitare i popoli europei contro il resto del mondo, per perpetuare la situazione di dipendenza e di sfruttamento, e dall'altra da 'nazionalismi' di stampo reazionario, che danno spazio a pericolose derive etnocentriche ed islamofobiche.
Fonte


Il fattore nazionalitario coniugato ad una visione di liberazione sociale, la comunità vista come realtà dinamica ed aperta ai nuovi influssi culturali e di cittadinanza attiva, la democrazia diretta, la relazione tra persona e fattore comunitario, l’anti-imperialismo e la liberazione dei popoli del mondo, l’approccio critico come strumento per la rilettura della Storia e la costruzione di un pensiero nuovo che sappia contrastare il pensiero capitalista ed individualista dominante degli ultimi decenni, sono gli assi portanti del lavoro teorico svolto.
Fonte


Un altro importante elemento che è in comune consiste in quel complesso di usi, tradizioni, lingue, modi di vivere, modalità di approccio con il territorio e tipologie di sfruttamento di quest’ultimo che chiamiamo «nazione». Il sentimento nazionale o nazionalitario è la prima scintilla, è il primo abbozzo embrionale che, sebbene oggi sia avvertito solo inconsciamente, permette agli strati popolari di sentirsi parte di qualcosa, di afferire ad una comunità.
Per il pensiero comunitario la «nazione» non è qualcosa di imposto ossia sovrastrutturale alla comunità, ma consiste nello stato aggregativo della comunità stessa: è proprio l’elemento nazionalitario che è oggetto della comunità e non il contrario, perciò lo considero come colonna portante di ciò che è in comune.
Fonte


Quello che è certo è che le parole che iniziano per nazional- e quelle che finiscono in -tarismo in genere mi suscitano brividi freddi lungo la schiena, e spero che questa mia prima impressione possa venire contraddetta quando riuscirò a trovare una definizione che mi risulti più comprensibile e meno fumosa di questo neologismo.

Per concludere trovo lecite (non si tratta secondo me di infamia sbirresca o propaganda eterodiretta come qualcuno mi ha scritto) le perplessità espresse da Lia su Haramlik, anche se come ho detto non necessariamente le condivido in toto (sui personaggi ed i metodi si badi, non si discute della situazione in Palestina): gli estremismi fanno paura anche a me, in qualsiasi parte dell' emiciclo politico pretendano di inquadrarsi, ed il fatto pur legittimo che mi venga chiesto di rimuovere certe foto che nulla hanno a che fare con la politica presenti sul mio sito perchè il mio blog linka un altro blog in cui si è stati critici con alcuni amichetti della tipa, peraltro a mia insaputa e senza mio intervento, pur essendo in sé un evento insignificante da la misura del fervore e delllo zelo di alcuni personaggi che gravitano attorno a questi ambienti.

Fossi nei loro organizzatori, detto amichevolmente, ci starei attento.


Libera nos Domine - F. Guccini (1978)

Da morte nera e secca, da morte innaturale,
da morte prematura, da morte industriale,
per mano poliziotta, di pazzo generale,
diossina o colorante, da incidente stradale,
dalle palle vaganti d' ogni tipo e ideale,
da tutti questi insieme e da ogni altro male,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Da tutti gli imbecilli d' ogni razza e colore,
dai sacri sanfedisti e da quel loro odore,
dai pazzi giacobini e dal loro bruciore,
da visionari e martiri dell' odio e del terrore,
da chi ti paradisa dicendo "è per amore",
dai manichei che ti urlano "o con noi o traditore!",
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Dai poveri di spirito e dagli intolleranti,
da falsi intellettuali, giornalisti ignoranti,
da eroi, navigatori, profeti, vati, santi,
dai sicuri di sé, presuntuosi e arroganti,
dal cinismo di molti, dalle voglie di tanti,
dall'egoismo sdrucciolo che abbiamo tutti quanti,
libera, libera, libera, libera nos Domine!

Da te, dalle tue immagini e dalla tua paura,
dai preti d' ogni credo, da ogni loro impostura,
da inferni e paradisi, da una vita futura,
da utopie per lenire questa morte sicura,
da crociati e crociate, da ogni sacra scrittura,
da fedeli invasati d' ogni tipo e natura,
libera, libera, libera, libera nos Domine.



Links:
lunedì, 20 novembre 2006

Sulla manifestazione per la pace in Palestina

Quando il saggio indica la luna,
lo stolto guarda il dito
Dito che indica la pace

Un paio di giorni fa, si sono svolte a Roma e a Milano due manifestazioni che dichiaratamente puntavano allo stesso obiettivo: la pace in Medio Oriente e la soluzione "due popoli due stati" per risolvere il conflitto Israele-Palestina.

Essendo stato a quasi cinquemila chilometri di distanza nel momento in cui i due cortei si sono svolti, premetto che tutto quello che scriverò al riguardo si basa su quanto ho letto su giornali e blog.

La mia impressione è che mentre quello di Milano è stato un corteo più moderato e, diciamo così, istituzionale, in cui si chiedeva si la pace ma senza suggerire i mezzi, quello di Roma è finito su tutti i giornali per alcuni episodi che hanno fatto girare le palle a destra e a sinistra.

In questo secondo corteo si accusava apertamente Israele di essere il principale responsabile della annosa questione, si invocavano sanzioni e si appoggiava la battaglia per la sopravvivenza e la libertà del popolo palestinese.

Gli episodi avvenuti nel corso della manifestazione che hanno conquistato la prima pagina dei giornali ed infiammato il dibattito politico (sono stati bruciati manichini di, tra gli altri, un soldato italiano ed è risuonato lo slogan "10, 100, 1000 Nassyria" ) sono, secondo me, risibili ed ingenui, ma illustrano bene non tanto lo spregio di alcuni manifestanti verso l' esercito patrio quanto l' impotenza nell' assistere ogni giorno ai nuovi sviluppi della crisi (oramai permanente) tra israeliani e palestinesi ed il voler ribadire che l' appoggio dato dall' Italia ad una delle due nazioni in conflitto non trova il sostegno di chi ha scelto queste poco felici forme per esprimersi.
Insomma, io leggo gli episodi contestati come una sorta di "Not in my name", ingenuo, disperato ed infelice finchè si vuole ma tant' è.

La cosa che veramente mi fa incazzare è che questi due cortei sono nati per soddisfare la necessità, che credo in molti sentiamo, di esprimere tutta la paura, lo schifo, la rabbia ed il senso di ingiustizia che proviamo pensando alla crisi Israliano-Palestinese, le delusioni per ogni stop che hanno subito le innumerevoli road map che si sono susseguite negli anni, lo sdegno nel vedere le risoluzioni ONU ignorate come pubblicità non richiesta, l' orrore nel vedere civili da ambo le parti massacrati con cadenza quotidiana, l' esigenza pressante che qualcosa si faccia e subito, ma invece della luna che entrambi i cortei indicavano quello che ha fatto notizia è stato solo il dito (un dito!) che la indicava!

Non so se ciò sia avvenuto per la pochezza dei nostri giornalisti, o perchè lo sdegno della gente non fa più notizia e mi viene via un tanto al chilo, in offerta speciale perchè ne abbiamo i magazzini pieni (sopratutto riguardo ad una situazione annosa e di cui non si vede una via d' uscita come quella di cui si parla), o perchè ci siano state delle manipolazioni (ipotesi fantasiosa in un paese civile, ma in Italia non la escluderei a priori: ricordate il G8 di Genova?) dirette a che finisse esattamente così: quello che so è che ignorare i motivi per cui un sacco di gente si prende la briga di scendere in piazza a manifestare per concentrarsi a condannare singoli episodi non è degno di un paese che si dice democratico ed in cui, a quanto mi risulta, vige tuttora la libertà di parola, che si sia d' accordo con quello che gli "altri" dicono o meno.

Marvin che indica
Qualche link:

Pace!
     
venerdì, 08 settembre 2006

Gaza è una prigione e nessuno può uscirne: siamo alla fame

Il post di oggi è pesante, ma pesante davvero.

La situazione in Palestina, complice anche l' attenzione del mondo sviata da altre questioni, è diventata ancora più insostenibile: al peggio non c'è mai limite, si dice, ma quanto ancora potranno andare avanti?

Per cui chiedo venia ai miei tre lettori per il testo lungo, ma per me non è giusto chiudere gli occhi.
Io non ho intenzione di chiudere i miei, perlomeno.

Questo testo è la mia traduzione di un articolo di Patrick Cockburn apparso questa mattina, 8 Settembre 2006, sul quotidiano britannico Indipendent, che può essere reperito integralmente a questo indirizzo:
http://news.independent.co.uk/world/middle_east/article1372026.ece

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Gaza è una prigione e nessuno può uscirne. Siamo alla fame.

Gaza stà morendo. L' assedio israeliano all' enclave palestinese è così rigido che la gente è sull' orlo della morte per fame.
Sulle sponde del Mediterraneo stà avvenendo una tragedia ignorata dal mondo, la cui attenzione è ora spostata verso la guerra in Iraq e Libano.

Stanno distruggendo un' intera società.
Ci sono 1.5 milioni di palestinesi tenuti prigionieri nell' area più densamente popolata del mondo.
Israele ha fermato ogni commercio, ed ha persino proibito ai pescatori di allontanarsi dalla costa, costringendoli a cercare invano di catturare qualche pesce da riva con delle reti.

Molta gente viene uccisa dalla quotidiane incursioni di Israele via terra e aria. Un totale di 262 persone sono state uccise e 1.200 ferite, di cui 60 hanno subito l' amputazione di un arto, dal 25 Giugno, afferma il Dottor Juma al-Saqa, direttore dell' Ospedale al-Shifa della Città di Gaza che stà rapidamente terminando i medicinali.
Delle vittime, 64 erano bambini e 26 donne.
Il nuovo sanguinoso assedio a Gaza ha ricevuto solo una minima parte dell' attenzione dedicata dai media internazionali al conflitto in Libano.

Il 25 Giugno il soldato israeliano Gilad Shalit è stato catturato ed altri due sono stati uccisi da militanti palestinesi, che hanno utilizzato un tunnel per uscire dalla Striscia di Gaza.
A seguito di questo episodio, scrive Gideon Levy del quotidiano Haaretz, l' esercito israeliano si è "scatenato su Gaza - non ci sono altre parole per descriverlo - uccidendo e demolendo, bombardando e colpendo con missili indiscriminatamente".
Gaza fondamentalmente è stata rioccupata, considerando che le truppe ed i tank israeliani vanno e vengono a piacimento.
Nel distretto nord di Shajhayeh diverse abitazioni sono andate distrutte e l' esercito israeliano l' ha occupato per cinque giorni. Fino al momento in cui si sono ritirati, 22 palestinesi sono stati uccisi, tre case sono state demolite e coltivazioni di ulivi, agrumi e mandorli sono state rase al suolo.

Fuad al-Tuba, un contadino della zona, afferma: "Hanno persino distrutto 22 arnie ed ucciso quattro pecore". Indica tristemente i campi di terra sabbiosa con le tracce dei cingoli dei bulldozer e i mucchi di alberi sradicati. In prossimità una macchina gialla giace rovesciata in un cumulo di macerie che un tempo è stata una piccola casa.

Suo figlio Baher al-Tuba racconta come per cinque giorni i soldati israeliani hanno confinato lui e la sua famiglia in una stanza della sua casa dove sono sopravvissuti bevendo l' acqua di uno stagno per pesci.
"I cecchini hanno preso posizione alle finestre e colpito chiunque si avvicinasse", afferma. "Hanno ucciso un nostro vicino di 56 anni chiamato Fathi Abu Gumbuz solo perchè era uscito a prendere un po' d' acqua".

A volte l' esercito israeliano avverte prima di distruggere una casa. Il suono più temuto dai palestinesi è quello di una voce sconosciuta al telefono che gli intima di lasciare la casa entro mezz' ora dopodichè sarà colpita da un missile o una bomba. Non c'è possibilità di appello.

Ci sono segni di disperazione ovunque. Il crimine è in aumento. La gente è disposta a qualunque cosa per poter dare da mangiare alla propria famiglia. Israele ha fatto irruzione nella zona industriale di Gaza in cerca di tunnel, espellendo la polizia palestinese.
Quando gli israeliani si sono ritirati sono stati rimpiazzati non dalla polizia ma dagli sciacalli. In un giorno di questa settimana sono stati visti tre asini carichi di rottami metallici rimossi dalle fabbriche che un tempo davano lavoro a centinaia di persone.

"Per noi è l' anno peggiore dal 1948 [quando per la prima volta i rifugiati palestinesi si sono riversati a Gaza]," dice il Dottor Maged Abu-Ramadan, un ex oftalmologo ora sindaco della Città di Gaza. "Gaza è diventata una prigione. Nè a persone né a merci è permesso uscirne. La gente stà morendo di fame. Provano a vivere con pane e falafel e un po' di pomodori e cetrioli che riescono a far crescere"

I pochi sistemi che gli abitanti di Gaza avevano per guadagnare sono spariti. Il Dottor Abu-Ramadan afferma che "per creare la zona di sicurezza gli israeliani hanno distrutto il 70 per cento delle nostre coltivazioni di aranci". Garofani e fragole, due dei prodotti maggiormente esportati dalla zona di Gaza, sono stati estirpati o lasciati a marcire. Il 55 per cento dell' elettricità è venuto a mancare in seguito ad un attacco aereo israeliano che ha distrutto la centrale elettrica. La distribuzione dell' energia elettrica è diventata di fatto intermittente come a Baghdad.

L' attacco israeliano degli ultimi due mesi ha colpito duramente una società già in ginocchio a causa del ritiro delle sovvenzioni dell' Unione Europea seguito all' elezione di Hamas a governo della Palestina in Marzo.
Israele stà trattenendo per se i dazi sulle merci che entrano a Gaza. A seguito delle pressioni degli Stati Uniti d' America le banche estere arabe hanno bloccato i trasferimenti di fondi del governo.

I disoccupati sono due terzi della popolazione ed il rimanente terzo, prevalentemente lavoratori statali, non riceve più lo stipendio. Gaza è in questo momento la regione più povera del Mediterraneo. Il reddito pro capite annuo è di 700 dollari, contro i 20.000 dollari di Israele. Le condizioni sono notevolmente peggiori che in Libano, dove gli Hezbollah hanno compensato generosamente le vittime della guerra per la perdita delle case. Come se a Gaza non ci fossero abbastanza problemi questa settimana si sono verificate manifestazioni di protesta e cortei dei soldati, poliziotti e uomini della sicurezza che non vengono più pagati. Le manifestazioni sono state organizzate da Fatah, il movimento del presidente palestinese Mahmoud Abbas, conosciuto anche come Abu Mazen, che ha perso le elezioni di Gennaio in favore di Hamas. I suoi simpatizzanti hanno marciato per le strade tenendo alti i loro kalashnikov e scandendo slogan come "Salvaci dal disastro, coraggioso Abu Mazen".
Gli amareggiati appartenenti ad Hamas hanno mantenuto un basso profilo nel corso di questi episodi ma le due fazioni non sono distanti da una guerra civile.

L' assedio di Israele ed il boicottaggio europeo sono la rappresaglia contro tutti gli abitanti di Gaza. E' poco probabile che il banditismo possa venire fermato. Un robusto ragazzo di nome Ala Hejairi, ricoverato in un letto dell' ospedale di Shifa per ferite al collo, alle gambe, al busto ed allo stomaco dice: "stavo deponendo mine anti carroarmato la scorsa settimana a Shajhayeh quando sono stato colpito da un drone israeliano. Tornerò con la resistenza non appena starò meglio. Perchè dovrei essere preoccupato? Anche se muoio, morirò come un martire e andrò in paradiso."

Suo padre Adel si dichiara orgoglioso di ciò che ha fatto suo figlio, e aggiunge che tre suoi nipoti sono già morti come martiri. E' un sostenitore di Hamas e afferma "Gli arabi e le nazioni occidentali vogliono distruggere questo governo perchè è il governo della resistenza."

Con il collasso dell' economia è prevedibile che ci saranno molti altri ragazzi a Gaza pronti a prendere il posto di Ala Hejairi. Senza addestramento e armati alla meno peggio la maggioranza si farà uccidere. Ma la distruzione in corso di Gaza rende certo che nessuna pace sarà possibile in Medio Oriente ancora per molte generazioni.

Il conto mortale

A seguito del rapimento del Caporale Gilad Shalit da parte dei palestinesi il 25 di Giugno, Israele ha lanciato una massiccia offensiva e stringe d' assedio Gaza nell' operazione chiamata "Pioggia d' estate"

La popolazione della Striscia di Gaza (1.4 milioni di abitanti), di cui il 33 per cento vive in campi profughi, è sotto attacco da 74 giorni

Più di 260 palestinesi, inclusi 64 bambini e 26 donne, sono stati uccisi dal 25 Giugno. Uno su cinque era un bambino. Un soldato israeliano è stato ucciso e 26 sono stati feriti

1.200 palestinesi sono stati feriti, 60 dei quali hanno subito amputazioni. Un terzo delle vittime ricoverate in ospedale sono bambini

Gli aerei da guerra israeliani hanno condotto più di 250 raid su Gaza, colpendo anche due centrali elettriche, il Ministero degli Esteri e quello per l' Informazione

Almeno 120 edifici palestinesi, tra cui case, negozi e serre, sono state distrutte e 180 danneggiate dagli attacchi israeliani

L' ONU ha sollevato critiche ai bombardamenti israeliani, che hanno causato 1.8 bilioni di dollari di danni alla rete di distribuzione elettrica e lasciato più di un milione di persone senza accesso costante all' acqua potabile

L' associazione umanitaria palestinese B'Tselem ha affermato che 76 palestinesi, inclusi 16 bambini, sono stati uccisi dalle forze israeliane nel solo mese  di Agosto. Le prove dimostrano che almeno il 53 per cento di questa cifra erano persone estranee alle ostilità

Nell' ultima azione violenta di ieri tre palestinesi sono stati uccisi durante un' incursione condotta dalle truppe israeliane in una piccola cittadina della West Bank finalizzata alla cattura di un militante. Secondo i testimoni, due delle vittime non erano armate

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