I believe that Gandhi’s views were the most enlightened of all the political men in our time. We should strive to do things in his spirit: not to use violence in fighting for our cause, but by non-participation in anything you believe is evil.

Albert Einstein

domenica, 29 giugno 2008

Ops! Il muro non ha funzionato!

Graffito di Bansky
Graffito di Bansky
Scopare tutta la sporcizia sotto il tappeto ha il vantaggio di toglierla dalla vista rapidamente e senza grandi sforzi, ma ha lo svantaggio che quello di cui ci si voleva liberare prima o poi ritorna fuori.
Questo in sintesi era il mio pensiero quando lessi delle iniziative della giunta padovana volte a combattere lo spaccio di stupefacenti: la costruzione del famoso muro attorno a via Anelli, una delle zone più degradate della città, e successivamente l' abbattimento di alcune palazzine in quella stessa via, rifugio pagato a caro prezzo ad imprenditori veneti senza scrupoli di immigrati irregolari che, va da sé, da qualche parte quei soldi dovevano pur trovarli.




Non vivo più a Padova da cinque anni quindi non ho il polso della città, ma a leggere i giornali sembra quasi che i padovani si siano svegliati di colpo dal bel sogno di aver risolto i problemi di spaccio con delle semplici modifiche alla geografia urbana: gli spacciatori ed i loro clienti, infatti, si sono semplicemente trasferiti in altre zone e riorganizzati in modo tale da continuare a seguire i loro costumi con il minor rischio possibile.

Sorpresa sorpresa! Chi l' avrebbe mai detto?

Spaccio a Padova
Gli spacciatori moderni hanno messo in piedi un sistema di consegne "just in time", dove si telefona e si prenota il proprio pacchetto per poi passare a ritirarlo in alcune delle vie più trafficate della città, come ad esempio Via Trieste, in prossimità della stazione dei treni.
In altri casi si passa da una sorta di "drive-through" dove dapprima si ordina e paga ad un addetto, quindi si passa allo spacciatore vero e proprio che si limita alla consegna della merce ordinata.
Alcune vedette in bicicletta, pronte a dare l' allarme nell' improbabile caso di un passaggio delle auto della polizia, aggiungono sicurezza al fatto che, anche qualora lo spacciatore venisse preso con le mani nel sacco, le quantità sequestrate sarebbero comunque minime.

Il Mattino di Padova ha pubblicato una galleria fotografica dedicata al fenomeno, e sono interessanti anche i links ad altre gallerie correlate che compaiono a fondo pagina: Il suk in Piazza De Gasperi, Via Fistomba il supermarket della droga e Via Manara la strada del sesso.

L' unica cosa che stupisce è che per risolvere il problema nessuno abbia ancora proposto di fare un bel muro attorno all' intera città, tipo 1997 - Fuga da New York.

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mercoledì, 16 agosto 2006

2006 - Fuga da Padova

Iena Plissken a Padova

Tra le varie notizie che sono passate un po' in sordina in questa torrida estate del 2006 vale secondo me la pena ricordare quella della costruzione del "Muro di Padova" ("recinzione" secondo la sinistra).

Riassumiamo per chi si fosse collegato solo ora.
Dopo anni in cui a Padova e dintorni, profondo nordest, locomotiva d' Italia, gli imprenditori (leghisti, in genere) hanno sofferto di cronica penuria di manodopera non specializzata, ci si è resi conto che l' immigrazione non è solo una gran rottura di balle ed un ottimo argomento di lamentele al bar ma può rivelarsi essere, detta con praticità veneta,  anche una risorsa.
Risorsa si, a patto che gli immigrati siano trattabili come schiavi (Ehi, in fondo sono negri!), chè sennò dove stà la convenienza?

Così in molti si sono messi ad assumere extracomunitari come operai o raccoglitori di prodotti agricoli, a volte mettendoli in regola, più spesso no.

Ovviamente essendo neri, in Veneto e senza poter dimostrare di avere un lavoro fisso, queste persone hanno il problema dell' alloggio, che nessuno vuole dargli.

Padova, città universitaria, ha tra gli affitti più cari d' Italia per il semplice fatto che, se ho un appartamento da affittare, invece di sbattermi tra contratti e termini di legge per avere un inquilino fisso, mi conviene invece stipare un numero esagerato di studenti nei miei possedimenti, cosicchè, essendo l' affitto diviso tra più persone, potrò imporre un prezzo molto più esoso.
Gli studenti se lo dividono, pagando 2-300 Euro al mese che tanto caccia mammà, ne ficco otto in un appartamento nato per ospitare per tre persone, se ne vanno alla fine dell' anno ed il gioco è fatto.

Ora, un geniale imprenditore veneto si è detto: perchè non applicare gli stessi criteri con gli extracomunitari?
In Via Anelli, zona Padova Nord, a ridosso di uno dei centri commerciali più noti della città, erano state a suo tempo costruite una serie di palazzine per gente dal portafogli non troppo gonfio, e deve essere parso al nostro il luogo ideale dove tentare l' esperimento.
Così è stato: gli appartamenti sono stati affittati senza andare troppo per il sottile per quel che riguardava il colore degli inquilini, a patto che il colore dei soldi, quello si, fosse ben riconoscibile.
Gli extracomunitari si sono divisi gli spazi abitativi con criteri da cinesi per poter pagare gli affitti altissimi (d' altro canto non avevano molta scelta), ed in breve l' intera zona si è trasformata in un ghetto o, come viene chiamata, nel "Bronx di Padova".

Il geniale imprenditore in questione ha agganci in alto, e si sospetta che abbia fatto si che i controlli nella zona da parte delle forze dell' ordine siano stati, fino a qualche tempo fa, piuttosto blandi: certo, se fosse arrivata la polizia a sbattere fuori dal territorio nazionale gli inquilini perchè non hanno il permesso di soggiorno un giorno si e uno no, il business ne avrebbe risentito!

In breve tempo il degrado (l' imprenditore non si è mai occupato molto della manutenzione degli edifici) e la povertà hanno creato un bel calderone sociale: spaccio, prostituzione, violenze, e tutte quelle conseguenze che normalmente fioriscono in questo tipo di ambiente.

Per fortuna la nuova giunta di sinistra, capeggiata dal sindaco Zanonato, ha posto tra i primi punti del suo programma pre-elezioni un dettagliato piano per un risanamento della zona, volto alla convivenza pacifica con i residenti padovani limitrofi ed a dare condizioni di vita umane per gli extracomunitari che qui alloggiano.

Tutto molto simpatico, finchè è arrivato...

Il Muro!

A seguito di un ennesimo episodio di guerriglia urbana in Via Anelli, scatenato pare da rivalità riguardanti il controllo del mercato della droga, la giunta ha deciso di blindare la via dei dannati con una bella barriera, applaudita dai vicini che onestamente non ne possono più di vivere gomito a gomito con un ghetto e che si sono dimostrati tanto entusiasti da pagare di tasca loro rotoli di filo spinato con cui coronarla.

Qualche considerazione.

Il ghetto di Via Anelli è nato e "prosperato" nell' indifferenza dei cittadini e delle amministrazioni, forse anzi qualcuno ha pure visto di buon occhio il fatto che tutti i "cioccolatini" fossero perolpiù concentrati in un' unica area, fuori dalla vista dei rispettabili padovani, e poco è importato che si scannassero fra di loro in guerre tra poveri sempre più feroci purchè non facessero troppo rumore.

C'è gente che sullo sfruttamento di queste persone ci fa su soldi. Fior di soldi, e non solo gli imprenditori di cui accennavo sopra.
Ho personalmente conosciuto un carrozziere (leghista e razzista ma tant' è: pecunia non olet) che si occupava di far avere le carte che certificavano come l' immigrato tal dei tali avesse lavorato giusto giusto il periodo necessario per ottenere il permesso di soggiorno presso alcune imprese padovane compiacenti.
Se credete che lo facesse gratis siete degli ingenui!
Dove potevano trovare i soldi (tanti, ve lo assicuro!) per pagare questo mecenate dei poveracci immigrati, che senza un permesso non possono neanche lavorare?
Azzardo un' ipotesi: dedicandosi a spacciare droga e/o prostituendosi?

Infine, vorrei puntare il dito su come circoscrivere un ghetto con un muro non intacchi minimamente le premesse che il ghetto hanno fatto nascere, anzi.
Credo che come me ne accorgo io anche la giunta che ha avuto questa brillante idea (sbertucciata ora finanche dalla destra, che per anni ha lasciato progredire la situazione) e che ora minimizza dicendo che non si tratta di un muro ma di una semplice recinzione (3 mt. di barriera di acciaio) possa essere arrivata alla stessa conclusione: a questo punto la vicenda va letta come una ammissione di impotenza, una resa ed un laissez faire che dimostra o l' incompetenza o la cattiva volontà dei politici che governano e che hanno governato la città.

E' un precedente pericoloso: non finirà bene.

Links alla notizia sui quatidiani online: qui, qui e qui

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