martedì, 04 dicembre 2007
venerdì, 20 luglio 2007
Come sa chi legge questo blog, lo scrivente è un convinto sostenitore della depenalizzazione delle droghe leggere.
Non starò un' altra volta a spiegare i motivi che mi hanno da tempo convinto a schierarmi in questo senso, mi limiterò però, questo si, a riassumerli brevemente:
- L' umanità ha utilizzato la canapa e i suoi derivati da migliaia di anni con grande profitto, e in tutta la storia dell' uomo non è mai stata accertata una sola morte causata da questa pianta
- Le statistiche condotte da gruppi di ricerca confortano la mia esperienza che l' uso di THC per scopi ludici non provoca danni permanenti, dipendenza fisica o un calo di rendimento nello studio o nel lavoro, al contrario i suoi effetti rilassanti e socializzanti sono indubbi
- Il proibizionismo non è mai servito ad eliminare l' uso delle sostanze che venivano proibite, ma solo a generare immensi profitti nelle casse di organizzazioni malavitose, rendendo di fatto impossibile tassare e controllare lo scambio di tali merci da parte di quegli stati che hanno applicato le proibizioni
- La storia di come sia nata la guerra alla canapa è un esempio lampante di politica influenzata da grandi lobbies a scapito della logica e di considerazioni razionali e scientifiche, prescindendo da ogni valutazione di cosa sia il bene collettivo a favore di valutazioni economiche di parte (vedasi, al riguardo, il link in calce a questo post)
- Sostanze estremamente più pericolose del THC e a cui sarebbe molto più sensato muovere guerra, come ad esempio l' alcol o il tabacco, sono tranquillamente accettate dalla nostra società e lo stato ricava sostanziose entrate dalla sua tassazione. L' alcol è finanche utilizzato nei riti cattolici, malgrado il suo abuso provochi molti morti all' anno
- Se anche ipoteticamente fumare cannabis provocasse dei danni, tali danni non coinvolgerebbero altre persone che l' utilizzatore stesso a cui, secondo me, dovrebbe essere lasciata libertà di fare del proprio corpo ciò che meglio crede. Se questo principio viene violato, allora niente vieterebbe di proibire, ad esempio, la pratica di uno sport come lo sci, motivando la proibizione con la constatazione che questo sport implica il rischio di farsi male
Ritorno sull' argomento della cannabis a causa dell' indignazione che mi ha suscitato leggere oggi un articolo di Beppe Severgnini sul Corriere online: nel pezzo si plaude alla svolta proibizionista del primo ministro inglese Gordon Brown, il quale "ha annunciato che la cannabis tornerà a essere considerata — e trattata — come una sostanza pericolosa", in contrasto con il regime lassista a cui erano stati abituati i britannici dal suo predecessore.
"Le conseguenze per chi la possiede saranno severe", riporta il cronista con una punta di malcelata soddisfazione, motivata poi nella stessa riga: "una nuova, potente varietà di cannabis — detta «skunk» — sta producendo sintomi di paranoia e schizofrenia".
L' articolo prosegue con alcune contorsioni logiche che francamente lasciano perplessi:
"Gli psichiatri sono concordi: crolli nervosi e ricoveri sono aumentati di molto, e alcuni orrendi episodi di cronaca sembrano collegati alla diffusione della sostanza. Se gli «spliffs» — il nuovo nome dei vecchi «joints» — fossero innocui, non accadrebbero certe cose, no?"
Personalmente sono convinto che le cause dell' aumento dei crolli nervosi vadano ricercate, come già ho avuto modo di dire, altrove (d' altro canto non mi pare che in Olanda, dove le droghe leggere sono comuni e tollerate, abbiano un' incidenza particolarmente elevata di crolli nervosi e ricoveri, né tantomento di orrendi episodi di cronaca se è per quello), ma ci sono altri punti in queste due frasi che mi hanno lasciato dubbioso:
Quali sono queste "certe cose" che non accadrebbero?
E quali gli "orrendi episodi di cronaca" a cui si fa riferimento??
Hanno spento uno spinello nell' occhio di alcuni bambini e non ne sono a conoscenza?
Non è un po' poco quel "sembrano collegare" e quel "[Se gli spliffs] fossero innocui, non accadrebbero certe cose, no?" per sbattere il mostro in un articolo del Corriere della Sera?

Questa faccenda degli "orrendi episodi di cronaca" non può non riportare alla mente di chi si è interessato alla storia del proibizionismo della canapa quegli ora (si spera!) risibili articoli che volevano la marijuana causa diretta tra i giovani di passioni incontrollate, istinti omicidi, suicidi altrimenti inspiegabili e finanche inclinazioni comuniste degli inizi.
Più avanti Severgnini ci ammonisce, dilettandosi nel più popolare sport di noi italiani all' estero, quello di dileggiare la madrepatria, puntando il dito sul nostro tradizionale lassismo: "In Italia," scrive "la leggerezza in materia sta diventando indisponente", e accosta quindi la cannabis alla cocaina, l' una, scrive, vizietto sociale dei giovani, l' altra dei ricchi.
Ma da che pianeta arrivi, Beppe?!?
Nessuno ti ha mai spiegato la magnitudo della differenza che passa tra i danni provocati dall' una e dall' altra?
La distanza esistente tra le due sostanze non sta in una grossolana categorizzazione dei suoi utilizzatori (tra l' altro ampiamente discutibile), ma nell' effetto che provocano sul piano fisico e su quello sociale, nella dipendenza che possono causare, nel numero di morti e di ricoveri che provocano se proprio vogliamo andare nel concreto.
In sintesi, è indubitabile che esista una "pesantezza" che permette di discriminare le varie sostanze che hanno un' influenza sulla psiche umana, altrimenti si generalizza ed è lecito mettere sullo stesso piano caffé ed eroina.
Va da sé che se esiste una "pesantezza" sia lecita e finanche doverosa una distinzione tra droghe leggere e pesanti, e che trattarle come se fossero la stessa cosa è o strumentale o ingenuo: si può discutere sulla scala se si vuole, ma non sul fatto che ci siano differenze abissali tra le sostanze che si fanno rientrare genericamente sotto l' etichetta "droghe", pertanto non gioirei troppo al pensiero che qualcuno voglia ritornare a metodi già con scarso successo sperimentati.
"Anche il numero assurdo di giovani morti sulle strade italiane va collegato alla droga, e non solo all'alcol. Chissà quante cose non raccontano, i medici legali, per non ferire una famiglia già distrutta dal dolore."
Beppe, e ti prego di scusarmi se ti do del tu se mai leggerai questo post, se ti è mai capitato di leggere qualche statistica riguardante le cause di incidenti credo converrai con me che l' uso della cannabis non viene menzionata punto,e non credo sia per la sensibilità di qualche medico legale dal cuore tenero: i medici legali non hanno cuore, è cosa risaputa!
Qualora invece l' idea che sembri insinuare, che la cannabis provochi incidenti stradali con maggiore incidenza di, poniamo, la presenza per le strade di cartelloni con signorine poco vestite o di conducenti con il cappello (parli di droghe in generale, ma l' articolo è sulla cannabis e quindi credo mi sia consentito supporre sia a questa droga in particolare cui fai riferimento), fosse semplicemente una tua ipotesi campata in aria, vorrei farti presente che sarebbe professionalmente etico chiarire che di questo si tratta, altrimenti uno potrebbe anche pensare di pubblicare la tesi che gli incidenti stradali siano causati dalle nuvole, perchè talvolta avvengono in giornate con il cielo coperto, senza portare a sostegno nessuna connessione dimostrata tra causa ed effetto.
Sulla dipendenza provocata dalle droghe e sull' influenza che hanno sul sistema nervoso pure mi sento di smentire il giornalista: studi approfonditi sono stati condotti in tutto il mondo ed hanno apportato molte informazioni sul come agiscono le varie sostanze sull' organismo umano, è quindi fuorviante la frase "Ma una società adulta deve dirsele, certe cose. Deve ammettere che la droga leggera — se mai c'è stata — non è più tanto leggera, e resta una droga, e crea dipendenza, e ha effetti sul sistema nervoso che possiamo soltanto sospettare. I ragazzi più svegli l'hanno capito. Agli altri bisogna spiegarlo".
Non stupirà, viste le premesse di questo post, apprendere che i derivati della cannabis non inducono dipendenze fisiche, e che i loro effetti sul sistema nervoso sono blandi e temporanei, come può verificare chiunque con una semplice ricerca con Google.
Riguardo alla skunk, definizione generica di un incrocio creato anni addietro nei laboratori di Amsterdam con lo scopo di massimizzare l' effetto del THC non ho dubbi che siano riusciti nell' intento, ma si tratta pur sempre di una delle moltissime varietà in commercio: esiste un liquore in vendita in Italia che si chiama Centerbe (ma avrei potuto menzionare il Latte di Suocera), che raggiunge, mi pare, i 75 gradi alcolici, eppure nessuno si sogna di intraprendere crociate, di promulgare leggi e nemmeno di scrivere articoli contro l' uso dell' alcol perchè questo prodotto esiste.
Sarà forse perchè la maggior parte della gente fa dell' alcol un consumo moderato, ed il fatto che taluni bevano fino a ridursi a larve non giustifica la condanna di tutta la categoria dei "bevitori di alcol"?
In sintesi:
Beppe, che disastro!
Un pezzo di pessimo giornalismo: scritto male, sposa aprioristicamente una tesi senza uno straccio di pezza a sostegno, poche informazioni e molte opinioni personali che danno l' impressione non ti sia preso neanche la briga di dare un' occhiata a qualche sito prima di sparare sentenze atte, qualcuno potrebbe pensare, a cavalcare una generalizzazione diffusa.
Da te, di cui ricordo pezzi arguti e divertenti, non me lo sarei aspettato.
Links:
Update:
Anche The independent, con il supporto di alcuni esperti, sbugiarda la tesi che vorrebbe le droghe leggere causa di schizofrenia e fa un po' di chiarezza sulla skunk
mercoledì, 06 giugno 2007
Torno brevemente da uno dei miei oramai periodici momenti di esilio forzato dalla rete: ultimamente gli dei dell' informatica mi sono poco propizi davvero.
Un grazie a chi si è preoccupato per me e a quanti, nel frattempo, mi hanno preso virtualmente, entusiasticamente a calci: Papetta campione!
Ho visto la puntata di Giovedì scorso di Annozero in cui finalmente hanno trasmesso il famoso documentario della BBC su preti e pedofilia: lo so, la notizia è vecchia ma qualche considerazione l' avevo in canna e così me ne libero subito.
Devo dire che a mio parere Santoro è stato fin troppo gentile con i rappresentanti della Chiesa, concedendogli ben più del dovuto in termini di tempo per le risposte, ma devo anche dire che questa politica ha dato i suoi frutti, il famoso dare corda perchè si impicchino con le proprie mani.
Tra le chicche di Rino Fisichella, rettore della Pontificia università lateranense presente in studio a sostenere il punto di vista cattolico, mi sono rimasti particolarmente impressi un paio di momenti: il primo quando l' importante prelato ha ritenuto opportuno precisare come si, è vero, ci sono le vittime di questi atti orribili, ma anche la Chiesa dovrebbe essere considerata tra le vittime in quanto di fatto ha subito dei danni di... ci ha girato attorno ma il senso era che ha subito un danno di immagine.
Ora, io non dubito affatto che la fiducia nella Chiesa sia stata scossa dagli episodi di pedofilia da parte di appartenenti al clero, ma innanzitutto mi sembra che chi è causa del suo mal debba piangere se stesso.
I religiosi convenuti concordavano sul fatto che queste mele marce non avrebbero mai dovuto raggiungere lo status di prete, ma glissavano elegantemente sul fatto che tale status non solo era stato sancito dall' organizzazione a cui appartengono ma soprattutto, in moltissimi casi che sospetto siano la stragrande maggioranza, tale organizzazione non si è neanche presa la briga di revocarlo quando fatti e testimonianze imponevano un suo intervento diretto.
E poi, parlo alla luce della mia personale scala di valori che è lecito non condividere, sia chiaro, veramente il danno di immagine a questa istituzione può essere paragonata come magnitudo al danno provocato alla vita dei molti cuccioli d' uomo che sono stati abusati e alle loro famiglie?
A tal riguardo mi è rimasta impressa una seconda dichiarazione di Rino Fisichella: affermava in buona sostanza che la Chiesa ha di recente emanato delle nuove direttive per castigare più severamente all' interno della congregazione chi si macchi di peccati particolarmente orrendi.
Di questi venivano offerti alcuni esempi, tra cui il primo è stato quello dei "peccati contro l' Eucarestia", ed infine, proprio alla fine, si faceva menzione anche ai reati di pedofilia.
Conforta sapere che il Vaticano pare abbia finalmente deciso di muoversi in questa direzione, ma lascia perplessi l' accostamento, e, soprattutto, cosa accidenti siano questi "reati contro l' Eucarestia" così gravi.
Dalla richiesta di spiegazioni e dalle ipotesi che sono seguite da parte del conduttore si evince si tratti dei furti d' ostie per compiere riti satanici e dall' assunzione della Comunione da parte di chi non ne ha diritto, o almeno questo è quello che ho recepito io, con la precisazione da parte del religioso che l' Eucarestia è uno dei più importanti sacramenti del canone cattolico.
Francamente io capisco l' importanza dei simboli ma calpestare una bandiera non equivale ad aggredire la nazione di cui è l' emblema: è logico e nessuno, nemmeno gli americani, si sognerebbero di infliggere la stessa pena a chi calpesta la bandiera a stelle e striscie e a chi, poniamo, ha materialmente realizzato gli attentati dell' 11 Settembre.
Checchè ne dicano i preti, quella che si mangia durante la Comunione non è la carne di Cristo (che, diciamolo, fa anche un po' cannibalismo) ma una piccola sfogliatina di farina ed acqua che simbolicamente la rappresenta, e come tale dovrebbe essere considerata.
Si tratta di senso della misura, suvvia!
Mi chiedo tra l' altro con che frequenza si consumino questi "reati contro l' Eucarestia", e mi piacerebbe compararla a quella degli abusi sessuali da parte di preti: mi piacerebbe, dicevo, perchè ovviamente tali statistiche se esistono le immagino ben al sicuro in qualche cassaforte vaticana, probabilmente con un paio di angeli armati di spade fiammeggianti a fare la guardia ai lati della porta.

Naturalmente, come al solito, parlo dal mio punto di vista che può non trovare d' accordo molti fedeli: forse per queste persone il fatto che un gay prenda la comunione o che dei ragazzini giochino con le ostie consacrate è altrettanto se non più offensivo di un bimbo violentato in una oscura diocesi brasiliana, e forse queste stesse persone considerano il danno di immagine subito dalla loro chiesa più dannoso del fatto che quella stessa chiesa abbia fatto poco o punto per arginare la pedofilia nei loro rappresentanti, il problema è che viviamo in degli stati che hanno delle leggi, e tali leggi, giuste o sbagliate che siano, non sono punti di vista e dovrebbero potersi applicare a tutti senza ostracismo da parte del clero.
A me (e non solo a me), che cattolico non sono, onestamente poco importa di come vengano trattati i simboli dei riti di questa religione se non per il rispetto che personalmente tributo a qualsiasi cultura diversa da quella che mi appartiene, ma come uomo, come persona, rimango inorridito nel sentire la rievocazione degli abusi, psicologici oltre che fisici, che hanno subito le vittime, colpevoli solo di essere stati affidati in mani considerate competenti e sicure in ragione del sigillo che la Chiesa vi ha posto e ribadito, e che proprio per questo, a mio parere, andrebbe considerata almeno in parte responsabile.
Concluso questo discorso passo ad un altro argomento che mi sta a cuore e che vedo sta avendo una nuova primavera in Italia.
Come preambolo dirò che ieri serà ho visto il film "L' uomo dell' anno" (Man of the year) con Robin Williams.
Il film è carino e merita di essere visto, malgrado una regia un po' discutibile e la presenza dell' attrice Laura Linney che personalmente non apprezzo molto: narra di un comico di successo che, per una serie di eventi, si ritrova presidente degli USA e decide di denunciare i mali della politica, a cominciare dal lobbyismo, di parlare alla gente con un linguaggio che le persone capiscano e di rompere con le vecchie logiche della partitocrazia per tornare alla logica vera, quella del buon senso.
Nel film il personaggio che fa l' autore di Robin Williams ad un certo punto, parlando se suo rapporto di amore/odio con la televisione, dice che la cosa che più lo terrorizza dei media è il fatto che appiattisca i punti di vista con la scusa di esporli tutti.
Dentro la scatola, dice, si può far vedere in un dibattito un pazzo squinternato che sostiene che l' olocausto non sia mai esistito ed il più preparato storico dei tempi del nazismo fianco a fianco.
Entrambi hanno le loro ragioni, entrambi citano fonti e tabelle, ed alla fine la sensazione è che entrambi siano degni di essere ascoltati e credibili più per la loro capacità di espessione che altro, come se effettivamente fossero sullo stesso piano, il piano di uno studio televisivo.
Così, continua l' autore, si può far si che nessuno sia più credibile, e dare una patina di verosimiglianza alle tesi più assurde.
Lunga premessa per dire che leggendo i giornali italiani ho ricavato l' impressione che si stia di nuovo soffiando sulla guerra alle droghe leggere.
E' di poco tempo fa la notizia lanciata in prima pagina da molti media di un giovane morto dopo essersi fatto uno spinello: sarebbe il primo caso nella storia dell' umanità, è un notizione!
Già ai tempi chi ne sa qualcosa aveva lasciato intuire di essere molto perplesso di fronte all' ipotesi che uno spinello propriamente detto, ovvero un mix tra tabacco e marijuana o hashish in parti variabili, potesse aver ucciso qualcuno, e, puntualmente, quasi inosservata nelle pagine interne, è arrivata la precisazione a seguito delle analisi: il pischello si è veramente fumato qualcosa, ma si trattava di crack, non di uno spinello.
E' di qualche giorno fa invece l' allarme: gli adolescenti sarebbero "psicotici per colpa degli spinelli. È quanto sostiene, invece, la Società italiana di Psichiatria (Sip), stanca di sentire ripetere che la marijuana «non fa, poi, così male»"
[...]
"Spiega il presidente Mariano Bassi: «Tra le droghe leggere e i casi di psicosi e paranoia c'è uno stretto legame»"
L' articolo di Repubblica precisa che il "problema" dell' hashish riguarda ormai "almeno 700 mila, uno-su-quattro, solo tra i 15 e i 19 anni", e riporta il parere della Società di Psichiatria italiana secondo cui "oltre i 50 spinelli l'anno — uno alla settimana — i rischi crescono in modo esponenziale".
[...]
"«Per chi fuma oltre 50 canne l'anno — avverte Bassi — non bisogna sottovalutare neppure il pericolo di ammalarsi di schizofrenia». L'Istituto superiore della sanità la definisce hashish dementia"
"Su un campione di 48 persone, il 31% dei consumatori di marijuana ha mostrato problemi psicotici contro il 3% degli altri", aggiunge citando una ricerca della University of California.
Ho già esposto altrove quello che penso, ovvero che la continua demonizzazione delle droghe leggere fa gioco a molti e muove un sacco di voti e di soldi in Italia e nel mondo, aggiungendo che ci sono studi (più significativi nel tempo e nella casistica di quello citato nell' articolo su 48 persone) che sostengono la fondamentale innocuità del THC, il principio attivo alla base di hashish e marijuana, ma mi preme aggiungere un paio di considerazioni.
La prima è che facendo i conti della serva almeno un giovane italiano su quattro è a rischio, quando non già vittima, di psicosi, paranoia e schizofrenia: personalmente ne sono convinto, anzi, mi stupisco che la cifra sia così bassa, ma non credo proprio che la causa sia da ricercarsi nelle droghe leggere!
Mi viene in mente una frase da una canzone dell' Al Mukawama Project: Il mio nome è Zulu e sto un pochino alterato/Se mi incontri per la strada sto sconvolto, è garantito/Giacchè manco mi arrischio fuori se non sto fumato/La giusta distanza da questo mondo malato.
Secondo me se questi professoroni si prendessero la briga di parlarci un po' di più, con questi "ggiovani", potrebbero avere delle sorprese.
La seconda è che secondo la mia esperienza personale, con amici che da sempre hanno fatto uso di droghe leggere, questi pareri ammantati da una discutibile patina di credibilità scientifica sono una palla pazzesca che ricorda gli annunci dell' allora direttore del dipartimento federale antidroghe USA Harry Anslinger: Murder! Insanity! Death!

Domandiamoci, psicologi a parte: cui prodest?
venerdì, 17 novembre 2006
Perchè la marijuana è illegale?
Così è come io conosco la storia.
Tutto comincia in America (e dove sennò?) quando l' allora Ministro dell' Economia, tal Andrew W. Mellon,

banchiere e petroliere che faceva affari con la Du Pont, promuove a capo dell' appena creato Dipartimento Federale dei Narcotici (Federal Bureau of Narcotics - FBN) Harry J. Anslinger.

Anslinger è uno con la fissa del proibizionismo ed ha lavorato anche per il Bureau of Prohibition, quello che faceva rispettare l' allora vigente codice che proibiva il consumo di alcol agli americani e che tanto bene ha fatto a personaggi del calibro di Al Capone, distinguendosi per il suo zelo e la sua intransigenza.
Del tutto accidentalmente è anche il cognato dello stesso Ministro dell' Economia Mellon, che gli garantisce pieni poteri nello studio del problema dei narcotici, nella proposta di iniziative e nella loro applicazione pratica: di fatto, Aslinger è l' uomo che detta la politica sulla repressione dell' abuso di narcotici e l' unica voce ufficiale da cui possono provenire studi in materia per più di trent' anni (1930-1962) in America.
Il proibizionismo riguardante l' alcol, quando viene eletto, scricchiola ed è prossimo alla sua caduta, ed è qui che Anslinger ha una idea geniale per dare potere e visibilità al dipartimento che controlla: la guerra alla marijuana.
Ai tempi, la canapa era in America un' industria importante per via delle fibre che si ricavavano dalla corteccia delle piante e che avevano molti usi, dal campo edilizio a quello dei tessuti.
Uno spettro ampio di medicinali, poi, utilizzava estratti della canapa, e l' olio ricavato dai semi veniva utilizzato come combustibile per l' illuminazione pubblica, che a quei tempi non era ancora elettrica (anche il kerosene, il carburante che lo sostituì, non c'era ancora).
L' uso ludico era pressochè limitato agli immigranti messicani, che, sebbene fossero una enclave in crescita, erano ben lungi dall' essere una percentuale rilevante, mentre l' americano medio di marijuana non aveva mai neanche sentito parlare.
Anslinger si inventa questa temibile minaccia della marijuana, chiamandola con il nome messicano, marijuana appunto, perchè la familiare, nota a tutti, hemp (la canapa) pur essendo di fatto la stessa pianta era conosciuta e sfruttata da secoli e l' effetto della campagna sul pubblico sarebbe stato risibile, accusando i suoi utilizzatori di ogni sorta di crimine violento, in particolar modo omicidi e stupri.
Facciamo un passo indietro e ritorniamo al Ministro dell' Economia Mellon: è un petroliere, dicevamo, ma anche un importante banchiere (sua la Mellon Financial) che finanzia abbondantemente la ditta chimica Du Pont.
La Du Pont ha appena comperato i diritti di sfruttamento di un brevetto che poi sarebbe diventato conosciutissimo, il Nylon: una fibra sintetica ricavata dal petrolio in concorrenza diretta con quella che si ricava dalla canapa, ma si tratta di un prodotto nuovo, non conosciuto dal pubblico e ci sono dubbi sul come verrà accolto.
A quei tempi l' industrializzazione iniziava a prendere piede ed anche i giornali si stavano diffondendo a livello di massa.
Prima la carta si ricavava facendo macerare stracci fatti di fibra vegetale, ma questo metodo non riusciva più a soddisfare la domanda: in questi anni la Du Pont studia i brevetti chimici per ricavare la carta dal legno degli alberi.
William R. Hearst (il personaggio che ha ispirato Quarto potere di Orson Wells), un importante editore con ovvii interessi nel mercato della carta e fortemente anti immigrazione (ce l' aveva su sopratutto con cubani e messicani), si assicura i diritti di sfruttamento su vasti appezzamenti boschivi nel 1936.
Possiamo solo immaginarci il suo disappunto quando viene scoperto che la polpa della canapa, la maggior parte del peso del fusto della pianta che allora veniva buttato come scarto di lavorazione nel ricavare la fibra dalla corteccia, contiene... un sacco di cellulosa, e per di più di qualità superiore a quella che si può ricavare dagli alberi (contiene meno lignina, una sostanza che bisogna disciogliere per avere della cellulosa lavorabile, dando quindi un risparmio anche in termini di inquinanti solventi)!
Il rendimento di un campo di canapa in termini di cellulosa, inoltre, è pari a quello di quattro campi coltivati ad alberi di pari dimensioni, senza parlare del fatto che le piante di canapa ricrescono molto più in fretta degli alberi tagliati da questa industria.
E' in questo contesto che inizia la guerra ad una delle piante più utili ed utilizzate della storia umana fin dai suoi albori (sono state trovate tracce del suo uso risalenti all' età della pietra): con il Marijuana Tax Act si aumenta in maniera incredibile la tassazione per chi coltiva canapa per usi industriali da un lato, sottoponendo i contadini, chi la lavora e perfino i trasportatori a controlli draconiani e ad un regime burocratico che sembra (e probabilmente è) progettato apposta per dissuaderli dal continuare giustificato dalla persunta pericolosità della droga che se ne può ricavare, e dall' altro si sbattono i mostri in prima pagina sui giornali dell' editore amico: quegli assassini e stupratori che Anslinger provvede a scoprire a getto continuo ed a collegare con sicumera con l' uso di marijuana.
Malgrado non ci sia nessuna ricerca medica a sostegno della storia di Anslinger, in poco tempo il pubblico impara ad associare questa sostanza, sconosciuta ai più, all' idea di perdita totale del controllo ed al manifestarsi di istinti violenti nascosti, e intanto il mercato della canapa industriale cola a picco, creando le premesse per l' introduzione del nylon presso il grande pubblico.

In un mercato che si va facendo sempre più globale anche la concorrenza va stroncata globalmente, e così gli USA impongono/propongono le loro rigide regole anche alle nazioni dell' ONU (l' Italia, per esempio, produceva molta canapa) e, più in generale, si spendono perchè il "pericolo marijuana" venga preso seriamente da alleati e partners.
D' altro canto, durante il maccartismo, è stato affermato che la marijuana era in realtà introdotta nel paese dai comunisti con lo scopo di rendere pacifisti e smidollati i giovani americani, in totale contrasto con la teoria che vorrebbe chi la utilizza trasformarsi in pazzo omicida propugnata precedentemente (ma nel frattempo sono passati dieci anni e la memoria della gente, si sa, non è così lunga).
A distanza di quasi ottant' anni dall' inizio della guerra, alcune considerazioni saltano all' occhio:
- Non è ancora stato presentato nel mondo uno studio scientifico valido (ci sono stati episodi di risultati manipolati, ma sono stati ampiamente sputtanati dai ricercatori seri) che colleghi l' utilizzo della marijuana a comportamenti antisociali, anzi, pare che gli utilizzatori siano persone più pacifiche ed aperte della media
- Non è mai stata provata una sola, singola morte al mondo determinata dall' uso di derivati della canapa
- I danni (minimi) provocati dall' utilizzo abituale di derivati della canapa sono ben conosciuti, solo che non sono determinati dal principio attivo, il THC, ma dal metodo più diffuso di somministrazione: in genere viene fumato con del tabacco senza il filtro, ed il fumo più caldo di quello di una normale sigaretta può irritare i bronchi fino a raggiungere un effetto dannoso pari a quello di quattro sigarette.
- La dose che può portare a danni permanenti e morte causati da uso di THC (per intenderci, anche un utilizzo all' eccesso di acqua, o sapone, o sale o qualunque altra sostanza può portare a danni permanenti o morte) è tanto elevata che per l' uomo può essere solo teorizzata dagli studiosi. Si potrebbe dire che l' hashish fa male, si, se prendi un panetto da quattro chili e me lo tiri con forza sulla nuca!
- Al contrario, sono in corso studi in tutto il mondo che sembrano dimostrare come il THC abbia qualità terapeutiche utili in una vasta rosa di patologie, con effetti collaterali nulli o minimi. e pare che i derivati della canapa siano utilizzati in medicina da 4.800 anni.
- Come in ogni mercato in cui una merce molto richiesta viene gestita in regime proibizionista, le mafie (Al Capone docet) fanno montagne di soldi soddisfacendone la richiesta: tutto denaro che potrebbe essere sottratto al mercato nero ed incassato dallo Stato, generando anche posti di lavoro, se solo venisse riportato nell' alveo del mercato legale e regolamentato.
- A prescindere da quello che è l' utilizzo ludico, la guerra alla marijuana ha privato l' umanità di una risorsa importante (della canapa, come del porco, non si butta via niente!) da cui si può ricavare una pletora di materiali e sostanze utili (persino la plastica, a partire dalla polpa di cellulosa, ed il carburante a partire dall' olio dei semi!), rinnovabile, utilizzata e conosciuta da millenni, pulita, naturale e decentralizzata, fondamentalmente a favore di un mercato, quello del petrolio, che stà mostrando tutti i suoi limiti.
E non sarebbe ora di legalizzarla?
La maggior parte delle immagini di questo post sono tratte da Wikipedia, tranne gli estratti dai giornali dell' epoca che vengono da questo sito e l' imagine in testa presa, credo, dall' Ansa.
PS: Visto che attualmente uso, coltivazione e commercio di marijuana sono illegali e ci sono molti dibattiti in corso sull' argomento, vi invito a prendere le mie parole con il dovuto scetticismo e ad informarvi con i vostri mezzi (es.: Google, cercando marijuana, marihuana, cannabis, hemp,...) per farvi un' idea.
Per cominciare, vi propongo qualche link.
Links e fonti:
Molti altri links ed informazioni sulla marijuana, il suo uso, la sua storia e la sacrosanta battaglia per il diritto ad utilizzarla sono reperibili presso questi siti:
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