mercoledì, 31 ottobre 2007

Ieri ho ricevuto la prima richiesta di rimuovere delle immagini dal mio sito che abbia mai ricevuto.
Doveva succedere prima o poi, lo so, ma la cosa è stata comunque piuttosto strana: visto che la richiesta era motivata e fatta con educazione ho immediatamente provveduto, ma è stato strano lo stesso.
La motivazione è che non sul mio sito ma nel mio blog ho tra gli altri un link che punta al blog Haramlik, di cui l' interessata, una tipa con cui sono stato insieme tempo fa, non ha, volendo usare un eufemismo, un' alta opinione.
Da tempo ho stima di Lia, la proprietaria del blog linkato, di cui apprezzo le qualità umane, l' espressività e l' esperienza, pur non condividendo necessariamente sempre le sue idee.
Mi era anche capitato di scrivere un post di solidarietà ai tempi dell' affaire di Magdi Allam, quando il pinocchietto d' Egitto pubblicò sul Corriere della Sera stralci di alcune sue email private senza il consenso dell' interessata, senza peraltro scendere nel merito della querelle che ne è seguita sulle attribuzioni di responsabilità, e ci sono dei post che ha scritto che secondo me sono impagabili: molto caldi, umani, come quando parla del bellissimo rapporto che ha con sua figlia.
Dato che come sapete ho qualche problema di connessione ultimamente, mi sono affrettato ad aggiornarmi sugli ultimi post della Lia ed ho trovato subito il motivo di tanto astio in un articolo del 24 Ottobre.
Riassumendo la posizione di Lia, che di essere antipalestinese proprio non può essere tacciata, ha deciso di ritirare la propria firma da un appello in favore della Palestina dopo aver constatato che:
- tra i firmatari ed i sostenitori dell' appello ci sono degli elementi "che definire poco raccomandabili è un eufemismo", sostanzialmente riconducibili ad ambienti della destra radicale
- il sito che appoggia la raccolta di firme è intestato ad una web agency che fa capo al Campo Antimperiialista, su cui Lia ha delle (motivate) riserve
- a suo parere la forma e la sostanza dell' appello sono inconcludenti e servono più a dare leggittimità e visibilità (se interpreto bene il post ed i commenti successivi dell' autrice) a chi l'ha organizzato che ad avere effettivamente qualche probabilità di aiutare la sacrosanta lotta della popolazione palestinese
Seguendo alcuni dei links riportati nei post si può constatare come effettivamente certi sostenitori di destra dell' appello diano l' impressione di essere motivati più da sentimenti antisionisti a priori che da un senso di solidarietà con i palestinesi, e che insomma si associno a questo tipo di iniziative più per il principio che vuole i nemici dei propri nemici come propri amici piuttosto che da un' effettiva comunità di intenti con i promotori, che si dichiarano invece di sinistra.
Se non si parlasse di elementi, secondo la mia personale scala di valori, di estrema destra (per intenderci c'è chi mette orgogliosamente sul proprio blog la pubblicità di un incontro dell' "associazione culturale", così si definiscono, Thule riguardante la presentazione di un libro di Heinrich Himmler e la foto di Mussolini nella barra laterale ) avrei le stesse riserve, ma personalmente tenderei ad essere più mite sul primo punto: è lecito discutere con chi ha idee anche molto differenti dalla propria, ed anche trovare punti e battaglie in comune, per quanto debba ammettere che se facessi parte di un movimento che si dichiara di sinistra magari, con questi personaggi, lo troverei un segnale un pochino inquietante.
Riguardo al secondo punto non mi pronuncio non essendo mai stato ad un Campo Antiimperialista ad ascoltare le loro tesi: il loro manifesto mi trova d' accordo su alcuni punti, ma d' altronde anche il programma di Prodi sulla carta non sembrava male e bisogna vedere come le tesi che si dichiarano vengono poi sviluppate e portate avanti (sono uno di quelli convinti che il fine non giustifichi i mezzi, e quel "Il Campo è per la massima unità nella lotta contro il nemico comune" quasi all' inizio mi fa sinceramente paura).
Per me, che sono un non violento e più incline alla moderazione e ad altre forme di contrasto, il linguaggio ha un tono un pochino troppo enfatico, troppo manicheo, si fa uso di termini che personalmente trovo oramai sorpassati e talvolta il discorso si fa piuttosto autoreferenziale, capisco però come mali estremi, che ci sono senza dubbio, possano ahimè indurre qualcuno a pensare che anche estremi rimedi siano talvolta giustificati.
Al contrario, senz' altro per miei limiti (visto che c'è chi ne discute tranquillamente), non capisco il concetto sotteso al neologismo "nazionalitarismo" (il vocabolario che ho consultato io non lo riporta e Wikipedia nemmeno, anche se qualche indizio lo si può trovare nella definizione che da Wikipedia di Comunitarismo), concetto in cui quelli di Progetto Comunitarismo, incluso un postatore con nick Outis che ha risposto a Lia nei commenti, e che in un suo post in un forum dedicato alla destra radicale parlandone afferma che "la stiamo seguendo dal primo giorno in cui ha iniziato ad infamare i miei compagni" (grossomodo il senso dell' email inviatami dalla mia corrispondente), dicono di riconoscersi.
La questione 'nazionalitaria', da sempre fattore progressivo di liberazione per i popoli, è oggi ostaggio da una parte di un'ideologia 'occidentalista', tendente a mobilitare i popoli europei contro il resto del mondo, per perpetuare la situazione di dipendenza e di sfruttamento, e dall'altra da 'nazionalismi' di stampo reazionario, che danno spazio a pericolose derive etnocentriche ed islamofobiche.
Fonte
Il fattore nazionalitario coniugato ad una visione di liberazione sociale, la comunità vista come realtà dinamica ed aperta ai nuovi influssi culturali e di cittadinanza attiva, la democrazia diretta, la relazione tra persona e fattore comunitario, l’anti-imperialismo e la liberazione dei popoli del mondo, l’approccio critico come strumento per la rilettura della Storia e la costruzione di un pensiero nuovo che sappia contrastare il pensiero capitalista ed individualista dominante degli ultimi decenni, sono gli assi portanti del lavoro teorico svolto.
Fonte
Un altro importante elemento che è in comune consiste in quel complesso di usi, tradizioni, lingue, modi di vivere, modalità di approccio con il territorio e tipologie di sfruttamento di quest’ultimo che chiamiamo «nazione». Il sentimento nazionale o nazionalitario è la prima scintilla, è il primo abbozzo embrionale che, sebbene oggi sia avvertito solo inconsciamente, permette agli strati popolari di sentirsi parte di qualcosa, di afferire ad una comunità.
Per il pensiero comunitario la «nazione» non è qualcosa di imposto ossia sovrastrutturale alla comunità, ma consiste nello stato aggregativo della comunità stessa: è proprio l’elemento nazionalitario che è oggetto della comunità e non il contrario, perciò lo considero come colonna portante di ciò che è in comune.
Fonte
Quello che è certo è che le parole che iniziano per nazional- e quelle che finiscono in -tarismo in genere mi suscitano brividi freddi lungo la schiena, e spero che questa mia prima impressione possa venire contraddetta quando riuscirò a trovare una definizione che mi risulti più comprensibile e meno fumosa di questo neologismo.
Per concludere trovo lecite (non si tratta secondo me di infamia sbirresca o propaganda eterodiretta come qualcuno mi ha scritto) le perplessità espresse da Lia su Haramlik, anche se come ho detto non necessariamente le condivido in toto (sui personaggi ed i metodi si badi, non si discute della situazione in Palestina): gli estremismi fanno paura anche a me, in qualsiasi parte dell' emiciclo politico pretendano di inquadrarsi, ed il fatto pur legittimo che mi venga chiesto di rimuovere certe foto che nulla hanno a che fare con la politica presenti sul mio sito perchè il mio blog linka un altro blog in cui si è stati critici con alcuni amichetti della tipa, peraltro a mia insaputa e senza mio intervento, pur essendo in sé un evento insignificante da la misura del fervore e delllo zelo di alcuni personaggi che gravitano attorno a questi ambienti.
Fossi nei loro organizzatori, detto amichevolmente, ci starei attento.
Libera nos Domine - F. Guccini (1978)
Da morte nera e secca, da morte innaturale,
da morte prematura, da morte industriale,
per mano poliziotta, di pazzo generale,
diossina o colorante, da incidente stradale,
dalle palle vaganti d' ogni tipo e ideale,
da tutti questi insieme e da ogni altro male,
libera, libera, libera, libera nos Domine!
Da tutti gli imbecilli d' ogni razza e colore,
dai sacri sanfedisti e da quel loro odore,
dai pazzi giacobini e dal loro bruciore,
da visionari e martiri dell' odio e del terrore,
da chi ti paradisa dicendo "è per amore",
dai manichei che ti urlano "o con noi o traditore!",
libera, libera, libera, libera nos Domine!
Dai poveri di spirito e dagli intolleranti,
da falsi intellettuali, giornalisti ignoranti,
da eroi, navigatori, profeti, vati, santi,
dai sicuri di sé, presuntuosi e arroganti,
dal cinismo di molti, dalle voglie di tanti,
dall'egoismo sdrucciolo che abbiamo tutti quanti,
libera, libera, libera, libera nos Domine!
Da te, dalle tue immagini e dalla tua paura,
dai preti d' ogni credo, da ogni loro impostura,
da inferni e paradisi, da una vita futura,
da utopie per lenire questa morte sicura,
da crociati e crociate, da ogni sacra scrittura,
da fedeli invasati d' ogni tipo e natura,
libera, libera, libera, libera nos Domine.
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