I believe that Gandhi’s views were the most enlightened of all the political men in our time. We should strive to do things in his spirit: not to use violence in fighting for our cause, but by non-participation in anything you believe is evil.

Albert Einstein

sabato, 21 luglio 2007

Puk barman

Puk barman

E non mi avete ancora visto farmi girare le bottiglie sulla mano!

Stasera concerto: speriamo di riuscire a tornare in branda per le tre.

Update:
Tre e mezza! Wooooh!
Ci ho messo una giornata a ripigliarmi!

Concerto

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venerdì, 20 luglio 2007

Spensierato spinello italiano, orrendi episodi di cronaca

Come sa chi legge questo blog, lo scrivente è un convinto sostenitore della depenalizzazione delle droghe leggere.

Non starò un' altra volta a spiegare i motivi che mi hanno da tempo convinto a schierarmi in questo senso, mi limiterò però, questo si, a riassumerli brevemente:

  • L' umanità ha utilizzato la canapa e i suoi derivati da migliaia di anni con grande profitto, e in tutta la storia dell' uomo non è mai stata accertata una sola morte causata da questa pianta
  • Le statistiche condotte da gruppi di ricerca confortano la mia esperienza che l' uso di THC per scopi ludici non provoca danni permanenti, dipendenza fisica o un calo di rendimento nello studio o nel lavoro, al contrario i suoi effetti rilassanti e socializzanti sono indubbi
  • Il proibizionismo non è mai servito ad eliminare l' uso delle sostanze che venivano proibite, ma solo a generare immensi profitti nelle casse di organizzazioni malavitose, rendendo di fatto impossibile tassare e controllare lo scambio di tali merci da parte di quegli stati che hanno applicato le proibizioni
  • La storia di come sia nata la guerra alla canapa è un esempio lampante di politica influenzata da grandi lobbies a scapito della logica e di considerazioni razionali e scientifiche, prescindendo da ogni valutazione di cosa sia il bene collettivo a favore di valutazioni economiche di parte (vedasi, al riguardo, il link in calce a questo post)
  • Sostanze estremamente più pericolose del THC e a cui sarebbe molto più sensato muovere guerra, come ad esempio l' alcol o il tabacco, sono tranquillamente accettate dalla nostra società e lo stato ricava sostanziose entrate dalla sua tassazione. L' alcol è finanche utilizzato nei riti cattolici, malgrado il suo abuso provochi molti morti all' anno
  • Se anche ipoteticamente fumare cannabis provocasse dei danni, tali danni non coinvolgerebbero altre persone che l' utilizzatore stesso a cui, secondo me, dovrebbe essere lasciata libertà di fare del proprio corpo ciò che meglio crede. Se questo principio viene violato, allora niente vieterebbe di proibire, ad esempio, la pratica di uno sport come lo sci, motivando la proibizione con la constatazione che questo sport implica il rischio di farsi male

Ritorno sull' argomento della cannabis a causa dell' indignazione che mi ha suscitato leggere oggi un articolo di Beppe Severgnini sul Corriere online: nel pezzo si plaude alla svolta proibizionista del primo ministro inglese Gordon Brown, il quale "ha annunciato che la cannabis tornerà a essere considerata — e trattata — come una sostanza pericolosa", in contrasto con il regime lassista a cui erano stati abituati i britannici dal suo predecessore.
"Le conseguenze per chi la possiede saranno severe", riporta il cronista con una punta di malcelata soddisfazione, motivata poi nella stessa riga: "una nuova, potente varietà di cannabis — detta «skunk» — sta producendo sintomi di paranoia e schizofrenia".

L' articolo prosegue con alcune contorsioni logiche che francamente lasciano perplessi:
"Gli psichiatri sono concordi: crolli nervosi e ricoveri sono aumentati di molto, e alcuni orrendi episodi di cronaca sembrano collegati alla diffusione della sostanza. Se gli «spliffs» — il nuovo nome dei vecchi «joints» — fossero innocui, non accadrebbero certe cose, no?"

Personalmente sono convinto che le cause dell' aumento dei crolli nervosi vadano ricercate, come già ho avuto modo di dire, altrove (d' altro canto non mi pare che in Olanda, dove le droghe leggere sono comuni e tollerate, abbiano un' incidenza particolarmente elevata di crolli nervosi e ricoveri, né tantomento di orrendi episodi di cronaca se è per quello), ma ci sono altri punti in queste due frasi che mi hanno lasciato dubbioso:

Quali sono queste "certe cose" che non accadrebbero?
E quali gli "orrendi episodi di cronaca" a cui si fa riferimento??
Hanno spento uno spinello nell' occhio di alcuni bambini e non ne sono a conoscenza?
Non è un po' poco quel "sembrano collegare" e quel "[Se gli spliffs] fossero innocui, non accadrebbero certe cose, no?" per sbattere il mostro in un articolo del Corriere della Sera?

Canne?!? Paura!

Questa faccenda degli "orrendi episodi di cronaca" non può non riportare alla mente di chi si è interessato alla storia del proibizionismo della canapa quegli ora (si spera!) risibili articoli che volevano la marijuana causa diretta tra i giovani di passioni incontrollate, istinti omicidi, suicidi altrimenti inspiegabili e finanche inclinazioni comuniste degli inizi.

Più avanti Severgnini ci ammonisce, dilettandosi nel più popolare sport di noi italiani all' estero, quello di dileggiare la madrepatria, puntando il dito sul nostro tradizionale lassismo: "In Italia," scrive "la leggerezza in materia sta diventando indisponente", e accosta quindi la cannabis alla cocaina, l' una, scrive, vizietto sociale dei giovani, l' altra dei ricchi.

Ma da che pianeta arrivi, Beppe?!?
Nessuno ti ha mai spiegato la magnitudo della differenza che passa tra i danni provocati dall' una e dall' altra?

TossicitĂ  comparata delle droghe
Fonte immagine


La distanza esistente tra le due sostanze non sta in una grossolana categorizzazione dei suoi utilizzatori (tra l' altro ampiamente discutibile), ma nell' effetto che provocano sul piano fisico e su quello sociale, nella dipendenza che possono causare, nel numero di morti e di ricoveri che provocano se proprio vogliamo andare nel concreto.
In sintesi, è indubitabile che esista una "pesantezza" che permette di discriminare le varie sostanze che hanno un' influenza sulla psiche umana, altrimenti si generalizza ed è lecito mettere sullo stesso piano caffé ed eroina.
Va da sé che se esiste una "pesantezza" sia lecita e finanche doverosa una distinzione tra droghe leggere e pesanti, e che trattarle come se fossero la stessa cosa è o strumentale o ingenuo: si può discutere sulla scala se si vuole, ma non sul fatto che ci siano differenze abissali tra le sostanze che si fanno rientrare genericamente sotto l' etichetta "droghe", pertanto non gioirei troppo al pensiero che qualcuno voglia ritornare a metodi già con scarso successo sperimentati.

"Anche il numero assurdo di giovani morti sulle strade italiane va collegato alla droga, e non solo all'alcol. Chissà quante cose non raccontano, i medici legali, per non ferire una famiglia già distrutta dal dolore."
Beppe, e ti prego di scusarmi se ti do del tu se mai leggerai questo post, se ti è mai capitato di leggere qualche statistica riguardante le cause di incidenti credo converrai con me che l' uso della cannabis non viene menzionata punto,e non credo sia per la sensibilità di qualche medico legale dal cuore tenero: i medici legali non hanno cuore, è cosa risaputa!

Qualora invece l' idea che sembri insinuare, che la cannabis provochi incidenti stradali con maggiore incidenza di, poniamo, la presenza per le strade di cartelloni con signorine poco vestite o di conducenti con il cappello (parli di droghe in generale, ma l' articolo è sulla cannabis e quindi credo mi sia consentito supporre sia a questa droga in particolare cui fai riferimento), fosse semplicemente una tua ipotesi campata in aria, vorrei farti presente che sarebbe professionalmente etico chiarire che di questo si tratta, altrimenti uno potrebbe anche pensare di pubblicare la tesi che gli incidenti stradali siano causati dalle nuvole, perchè talvolta avvengono in giornate con il cielo coperto, senza portare a sostegno nessuna connessione dimostrata tra causa ed effetto.

Sulla dipendenza provocata dalle droghe e sull' influenza che hanno sul sistema nervoso pure mi sento di smentire il giornalista: studi approfonditi sono stati condotti in tutto il mondo ed hanno apportato molte informazioni sul come agiscono le varie sostanze sull' organismo umano, è quindi fuorviante la frase "Ma una società adulta deve dirsele, certe cose. Deve ammettere che la droga leggera — se mai c'è stata — non è più tanto leggera, e resta una droga, e crea dipendenza, e ha effetti sul sistema nervoso che possiamo soltanto sospettare. I ragazzi più svegli l'hanno capito. Agli altri bisogna spiegarlo".
Non stupirà, viste le premesse di questo post, apprendere che i derivati della cannabis non inducono dipendenze fisiche, e che i loro effetti sul sistema nervoso sono blandi e temporanei, come può verificare chiunque con una semplice ricerca con Google.

Riguardo alla skunk, definizione generica di un incrocio creato anni addietro nei laboratori di Amsterdam con lo scopo di massimizzare l' effetto del THC non ho dubbi che siano riusciti nell' intento, ma si tratta pur sempre di una delle moltissime varietà in commercio: esiste un liquore in vendita in Italia che si chiama Centerbe (ma avrei potuto menzionare il Latte di Suocera), che raggiunge, mi pare, i 75 gradi alcolici, eppure nessuno si sogna di intraprendere crociate, di promulgare leggi e nemmeno di scrivere articoli contro l' uso dell' alcol perchè questo prodotto esiste.
Sarà forse perchè la maggior parte della gente fa dell' alcol un consumo moderato, ed il fatto che taluni bevano fino a ridursi a larve non giustifica la condanna di tutta la categoria dei "bevitori di alcol"?

In sintesi:
Beppe, che disastro!
Un pezzo di pessimo giornalismo: scritto male, sposa aprioristicamente una tesi senza uno straccio di pezza a sostegno, poche informazioni e molte opinioni personali che danno l' impressione non ti sia preso neanche la briga di dare un' occhiata a qualche sito prima di sparare sentenze atte, qualcuno potrebbe pensare, a cavalcare una generalizzazione diffusa.
Da te, di cui ricordo pezzi arguti e divertenti, non me lo sarei aspettato.

Links:
Update:
Anche The independent
, con il supporto di alcuni esperti, sbugiarda la tesi che vorrebbe le droghe leggere causa di schizofrenia e fa un po' di chiarezza sulla skunk

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venerdì, 20 luglio 2007

Questo blog compie un anno

Torta di compleanno

Come passa il tempo quando ci si diverte...

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giovedì, 19 luglio 2007

Declino dell' impero americano (Part I)

Pukland: terra dei liberi, casa dei coraggiosi

Immaginiamo che un giorno io riesca a creare il mio proprio stato.
Pukland, lo chiamerei, "Terra dei liberi e casa dei coraggiosi" il sottotitolo.
Sorvoliamo sulla storia di Pukland e dei puklandesi, ma precisiamo che la moneta locale è la Corona Pukkese.

Supponiamo che ad un certo punto io, Puk Iº, Presidente di Pukland e figlio prediletto di Dio, decida che è nostro dovere spargere i semi dei nobili ideali che caratterizzano la nostra gloriosa nazione in tutto il mondo.
Di più, supponiamo che veda di cattivo occhio valori differenti dai nostri e decida che se qualche altra nazione non li volesse fare suoi, quantomeno in termini diplomatici, questo paese debba essere guardato come nemico e piegato ai nostri voleri con ogni mezzo.
Perchè?
Beh, intanto perchè potrebbe venire in mente a chi governa queste altre nazioni di fare la stessa cosa a Pukland, no! E vi pare poco?

Ad un certo punto Pukland tiene attentamente d' occhio gli equilibri politici ed economici di quasi tutto il mondo: direttamente o indirettamente, con l' economia o la diplomazia, con la paura o l' inganno o la persuasione e con ogni altro mezzo lecito ed illecito ha influenzato tutte le altre nazioni e si è posta in cima a questa pericolante piramide.

Happy Birthday, Mr. President Puk!

Già, ma fare tutto questo, ingannare, comprare, mandare aiuti o proclamare embarghi, fino ad arrivare all' utilizzo della forza militare con tutto quello che comporta in termini di ricerca, risorse umane e materiali, pianificazione, trattamento e raccolta delle informazioni è costoso, costosissimo.
Immaginate una sola nazione che si fa carico di indirizzare la storia mondiale su binari che, in qualche modo, ritiene le siano più convenienti: si tratta di un' impresa titanica, che comporta aggravi ovviamente insostenibili per i soli puklandesi.
Difatti.
Difatti Pukland inizia a languire, il debito pubblico è proiettato verso le stelle e presto ci si ritroverà in una situazione in cui neanche gli alti soffitti del mio principesco ufficio ovale basteranno per appendere i grafici che mostrano come l' economia puklandese stia, inesorabilmente se si continua così, scivolando verso la più colossale bancarotta mai vista a memoria d' uomo.

Puk wants you! (and your water)

Ma ecco l' idea geniale, il lampo, l' escamotage che permetterà a Pukland di sopravvivere alla sua stessa politica: sfruttando la notevole influenza che abbiamo, convinco quasi tutti i proprietari di grosse fonti d' acqua ed i distributori a sottoscrivere un trattato.
Il trattato impone che tutta l' acqua che viene venduta nel mondo possa venire acquistata esclusivamente in Corone Pukkesi. Facile, no?
E' il libero mercato: i produttori hanno scelto, e se vogliono vendere in Corone Pukkesi o in Pizze di Fango nessuno può imporgli altrimenti!

Accordi

Certo, i proprietari e distributori d' acqua, che non sono fessi, all' inizio non sono stati molto d' accordo, ma il pensiero di essere buoni amici ed alleati strategici di chi sta in cima alla piramide, oltre al balenare di alcune montagne d' oro, ne ha convinti un bel po', mentre qualche dimostrazione della nostra gloriosa aviazione pukkese ha fatto correre quelli che mancavano a mettere il loro scarabocchio in fondo al trattato, con grandi scambi di strette di mano, sorrisi e suoni di fanfare.
Ah, la civiltà!

Altri accordi

Ora Pukland può continuare ad indirizzare l' umanità dove più conviene a Pukland senza badare agli spiccioli che vengono spesi nell' impresa e tutto è idilliaco per la nostra nazione.
Un po' meno per le altre, che se vogliono comprare l' acqua devono:

1) Venire al cospetto del Presidente Puk Iº a chiedere un po' di Corone Pukkesi per soddisfare le loro sempre più esose esigenze d' acqua (in genere accetto di buon grado, tranne che per le nazioni i cui ambasciatori mi stanno antipatici, naturalmente in cambio di qualcosa: materiali, tecnologie, basta che sia qualcosa che valga di più della carta e dell' inchiostro con cui ho fatto stampare le Corone).

2) Andare dai produttori e pagargli il prezzo che chiedono (si sono messi in cooperativa, in modo da poter gestire i costi dell' acqua un po' come gli pare) in sonanti Corone.

Barili d' oro

Come al solito, quando tutto va bene arriva il classico rompicoglioni.
Può essere una tua ex che non vedi da anni e che compare proprio quando stai firtando con la ragazza della tua vita appena conosciuta, o il commissario che, ad esame oramai finito, dice "Ancora un' ultima domanda...", fatto sta che c'è sempre.

Nel nostro caso si tratta di alcune piccole nazioni, scatoloni di sabbia abitati da semibuzzurri analfabeti e senza nessun gusto nel vestire, con l' unico pregio di avere alcuni dei più grossi giacimenti d' acqua rimasti al mondo.
Questi tipi, queste facce toste, ad un certo punto dichiarano che Pukland gli sta sulle palle (ammettendo così, implicitamente, che odiano la democrazia, la libertà, Dio, il libero mercato e la nazionale pukkese) e ventilano l' ipotesi di vendere la preziosa risorsa non già in Corone Pukkesi bensì in Scellini al Gusto di Leerdammer.

Scellini al gusto di Leerdammer

I produttori d' acqua fedeli guardano a quest' esperimento in apparenza con sdegno e condanna, ma in realtà con curiosità ed interesse: vogliono vedere se l' aviazione pukkese è veramente così potente come si vocifera.

Pukland a questo punto, dopo anni ed anni in cui ha venduto al mondo principalmente e con grande successo Corone e hamburger di cachi, il nostro piatto nazionale, si è abituata bene: spende, spande, e tutti possiedono cessi che consumano l' equivalente di un piccolo lago d' acqua al giorno, e per questo sono felici!
Va da sé che lo scopo dei produttori ribelli è quello di rendere i puklandesi infelici, come mi sono premurato di ripetere ad nauseam in televisione e sui giornali, ergo bisogna ricondurli alla ragione.
Volevo dire, bisogna mostrargli i benefici della democrazia.

Ops!

Con un maestoso dispiegamento dell' aviazione pukkese riportiamo la democrazia, la libertà e gli hamburger di cachi in queste lande così bisognose: in cambio chiediamo solo che vengano tagliate le mani a chiunque nomini o faccia cenno anche indirettamente a qualsiasi valuta la cui definizione non inizi per "Corona Pukkes", e se questo non è essere generosi allora non so cosa lo sia.

Zac! Infedele!

Così fu che la nazione di Pukland visse felice, obesa e contenta, ma non per sempre.

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giovedì, 19 luglio 2007

Declino dell' impero americano (Part II)

La caduta dell' impero americano

Naturalmente mi piace pensare che se veramente fossi a capo di un' ipotetica Pukland in realtà le cose andrebbero molto diversamente... si scherzava.

C'è tuttavia chi non la pensa così: in America c'è e c'è sempre stato un partito trasversale che sostiene il ruolo centrale degli Stati Uniti nelle faccende del mondo.
Più o meno segretamente gli appartenenti a questa confessione hanno brigato e ravanato perchè le altre nazioni fossero sottomesse o quantomeno accondiscendenti alla loro visione del mondo, che vuole lo Zio Sam seduto su un ricco trono di plastica cromata servito e riverito da tutti gli altri e in grado, con un solo cenno delle dita, di rovesciare governi e proclamare guerre a chi non si conforma.

Mission accomplished my ass!

Tradizionalmente questi personaggi hanno spinto l' uso di certe strategie, come il controllo dei mezzi d' informazione, l' impiego massiccio di cover ops, la minaccia militare e la pressione verso il consumo di petrolio.

Quando il petrolio americano si è esaurito, si sono accaparrati dei diritti su gran parte delle altre riserve medio orientali e sudamericane di fatto imponendo che l' acquisto venisse effettuato esclusivamente in dollari.

Prendete e mangiatene tutti: questo è il mio tacchino...

Essendo l' America l' unica nazione autorizzata a stampare dollari, hanno creato di fatto un monopolio: così facendo non solo ogni goccia di petrolio venduta in dollari porta, come una tassa mondiale, qualcosa alle loro tasche, ma hanno in pratica reso indispensabile per chi consuma petrolio crearsi delle riserve strategiche della loro moneta, obbligando gli altri paesi di fatto a finanziare il debito USA.

Purtroppo per loro e per i nostri paesi, la cui economia è legata a filo doppio alla valuta americana, con il progressivo assottigliarsi delle riserve mondiali i giochi non vanno più così lisci.

Alcuni paesi come il Venezuela, l' Iran e l' Iraq dei tempi di Saddam ad un certo punto hanno guardato a questa situazione oramai consolidata e si sono accorti che il Re era nudo.
Vuoi per motivi ideologici (il Re non è amato da tutti), vuoi per un semplice calcolo di convenienza, si è iniziato a pensare, idea geniale e rivoluzionaria, di vendere l' oro nero in altre divise.

E qui cascherebbe il palco americano.
Gli USA consumano attualmente circa un quarto del petrolio prodotto al mondo, hanno l' esercito più vasto e costoso della storia dell' umanità ed in pratica hanno basato tutto il loro tenore di vita su questo giochetto dollari=petrolio: metterlo in discussione è come minacciarli di togliergli la terra da sotto i piedi.

Per cosa combattono e muoiono i soldati americani?

E' in quest' ottica secondo me, più che nel tentativo di assicurarsi militarmente i giacimenti, che va visto l' intervento americano in Medio Oriente: paradossalmente per gli americani conterebbe di più avere regimi fidati che vendano a terzi in dollari senza discutere come è stato fatto finora che ottenere il petrolio per loro stessi.

Purtroppo o per fortuna il giochino è trito e logoro, e rappezzarlo inizia ad essere sempre più costoso, non solo in termini economici ma anche d' immagine e di semplici risorse umane.
Il Re è nudo, si vede benissimo, e bastonare sempre più forte i sudditi che lo dicono ad alta voce non lo fa apparire più vestito.

Spese militari USA vs. Prodotto interno lordo mondiale

Le gravi spese che l' America sta sostenendo per mantenere il trucco, la mancanza d' investimenti a lungo termine, resi inutili dal continuo acquisto di dollari da parte di nazioni terze, e l' inesorabile declino della civilizzazione basata sul petrolio che inizia a prospettarsi, fanno pensare che a breve termine il dollaro si rivelerà per quello che è: carta straccia che deve il suo valore alla fiducia accordata unanimemente ad un sistema in crisi.

Penso che banche, Stati Uniti e compagnie petrolifere (e non son mica Pippo, Topolino e Paperino!) faranno di tutto per ritardare l' inevitabile, ma in un sistema basato sulla fiducia basta poco perchè si scateni il panico dando luogo ad un' inarrestabile reazione a catena, sopratutto quando i motivi per provare panico ci sono, sono realistici ed osservabili dagli esperti, anche se Pippo, Topolino e Paperino fanno di tutto perchè non trapelino.

Penso che ci si debba aspettare in tempi relativamente brevi una serie di grandi collassi economici ed una rivoluzione degli equilibri nella nostra società che non lascerà indenne nessuno: le prime scosse d' avvertimento si sentono già.

C'è odore di grande recessione ancora prima che i giacimenti inizino a rimanere a secco: cosa s' inventeranno, cosa c' inventeremo, per continuare ad avere l' aria condizionata, il cellulare e due auto per famiglia?
Quale politico ammetterebbe la situazione e le impopolarissime misure che andrebbero prese con la massima urgenza per poterci forse salvare dal crollo, con la consapevolezza che gli elettori di scenari apocalittici proprio non ne vogliono sentire parlare, anche se sono appena dietro l' angolo?

Chiamatemi pure Cassandra, ma ho l' impressione che la civiltà così come la conosciamo sia alla frutta, e che basti aspettare un pochino di tempo, meno di quanto ci si aspetti, per arrivare al caffé, e quindi al conto.

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giovedì, 12 luglio 2007

Monkeys

Nietzsche, pure tu!


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martedì, 10 luglio 2007

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martedì, 10 luglio 2007

E' estate!

E' estate: i cactus fioriscono, i turisti rompono ed io cazzeggio e trascuro il blog.
Tutto normale.


Fiore di cactus 1
Fiore di cactus 2
Fiore di cactus 3

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mercoledì, 04 luglio 2007

Rivoluzioni di velluto

Revolution! Now!

Ieri sera mi sono finalmente visto l' ultima puntata di questa stagione di Report, trasmessa originariamente il 3 Giugno da Rai3, che mi ero perso.

Una puntata sugosa e sontuosa, che si apriva con leciti dubbi sulle colpe dei vertici militari italiani nel creare i presupposti che hanno portato all' attacco contro la base italiana di Nassyria, proseguiva con una approfondita inchiesta sul processo a Saddam e terminava con un interessante servizio intitolato "Revolution.com" sulle rivoluzioni non violente che si sono verificate in Serbia ed in alcuni paesi dell' ex Unione Sovietica, Georgia, Ucraina e Kirghizstan.
I video ed i testi integrali della puntata (suddivisa in due capitoli, il primo sulla strage di Nassyria ed il secondo sul processo a Saddam e le rivoluzioni non violente) sono disponibili sul sito web di Report a partire da questo indirizzo.

L' ultimo filmato è quello che mi ha maggiormente colpito, fornendomi qualche spunto su cui ragionare, intanto perchè è piuttosto raro al giorno d' oggi vedere delle rivoluzioni propriamente dette, che partono dal basso, rovesciare dei regimi, non parliamo poi di rivoluzioni non violente!

Le cosiddette rivoluzioni di velluto hanno molto in comune: per cominciare sono state condotte, come detto, con metodi non violenti e basandosi su un' ampia base di sostegno popolare, poi sono state dirette contro tiranni fondamentalmente favorevoli alla politica russa, ed infine in tutti e quattro gli episodi si è constatato un pesante appoggio ai rivoluzionari da parte di personaggi (talvolta ex militari), enti e fondazioni americane.

Mettete dei fiori nei vostri... scudi!

In tutti e quattro i casi il motore propulsivo iniziale è stato costituito dagli studenti, in tutti e quattro i casi i metodi di repressione dei regimi si sono dimostrati inefficaci nel controllare la protesta (spesso le forze di polizia e dell' esercito mandate a sedare le rivolte sono anzi passati dalla parte dei movimenti) ed in tutti e quattro i casi le rivoluzioni hanno portato ad una democraticizzazione dei paesi coinvolti (le rivoluzioni sono sempre solo un inizio), ma anche, ovviamente, ad un allontanamento dalla politica russa e ad un avvicinamento a quella americana.
Non c'è da stupirsi se i rapporti tra Russia e Stati Uniti si sono raffreddati tanto!

Le linee a cui si sono attenuti i leaders dei movimenti sono secondo me particolarmente interessanti, perchè si sono dimostrate straordinariamente efficaci ed intelligenti e sono riuscite ad ottenere lo scopo che si prefiggevano, il rovesciamento dei rispettivi regimi fino ad allora considerato una chimera, senza che ci sia stato spargimento di sangue e vittime né dal lato dei rivoluzionari né dal lato di chi sosteneva il governo, con l' eccezione di tre morti in Kirghizstan.

You say you want the revolution...

Mi piacerebbe pensare che adesso, a quasi quarant' anni dal '68, l' immaginazione abbia davvero trovato la maniera di andare al potere senza compromettere i propri principi, ma senza nulla voler togliere alla dedizione, alla lucidità ed alla fondatezza delle ragioni che li hanno portati a mettersi in gioco dei rivoluzionari, le scelte tattiche, psicologiche e di, diciamo, marketing che hanno fortemente contribuito al loro successo sembrano veramente troppo puntuali per essere frutto di una fortunata serie di eventi o anche di una attenta pianificazione di alcuni studenti.
Nel vedere incastrarsi così bene tutti i pezzi a me verrebbe da pensare, visto che ad un Dio che agisce concretamente a favore del bene non credo più da un pezzo, o ad una grande figura carismatica ed intelligente, uno statista di calibro (e non è il nostro caso: da queste rivoluzioni non sono emerse figure che spicchino nettamente sulle altre, pur avendo ognuna i suoi leaders molto amati), o ad una nota agenzia americana il cui nome di tre lettere inizia per C.

Rivoluzionaria
Uppe: rivoluzionaria comunista :)

Il manuale del rivoluzionario, il libretto rosso, è stato scritto da un americano, Gene Sharp, presidente dell' Albert Einstein Institution, un' organizzazione nata con lo scopo di aiutare, informare e coordinare i movimenti pro democrazia nel mondo, e si intitola "Dalla dittatura alla democrazia" (From dictatorship to democracy), scaricabile liberamente in inglese ed in varie lingue di solito trascurate (no, in italiano non c'è ancora) qui.
Il fatto che sia disponibile in lingue come il cinese ed il bielorusso lascia pensare che siamo solo all' inizio del percorso delle rivoluzioni di velluto.

Ho appena cominciato a leggerlo quindi mi è difficile pronunciarmi sui contenuti, ma anche solo sfogliandolo si intravede lo scheletro delle strategie dei rivoluzionari: a prima vista sembra qualcosa tra un libro di tecniche di marketing, un manuale di guerriglia ed un testo di accademia per futuri comandanti.
Al di là di una personale scomunica dell' autore nei confronti delle dittature ed alcune citazioni storiche non è un libro dove si trovino motivi per ribellarsi, si suppone che chi lo legge abbia già un suo personale percorso che lo ha condotto a credere nella giustizia della rivolta, cosa questa che lo rende adatto a situazioni e contesti anche molto diversi fra di loro, ma si tratta invece di un manuale pratico per giovani leaders che vogliano guidare grandi folle, prevenire contromosse da parte della reazione e condurre per mano i regimi verso la loro naturale fine: quasi un manuale della perfetta raccolta di frutti maturi e pronti a cadere dall' albero con il minor spreco possibile.
Un oppositore kyrgyza, Tolekan Ismaelova, così commenta il libro di Sharp nel filmato:
È un’arma potentissima! Spiega come si fa a rovesciare un regime dittatoriale senza violenza. Serbi, georgiani e ucraini, l’ hanno utilizzato per organizzare le loro rivoluzioni! Spiega quali sono le debolezze di una dittatura, come si fa a organizzare una rivoluzione non violenta, e soprattutto la strategia migliore per prendere il potere.

Il cuore tenero non è una dote di cui sian colmi i carabinieri, ma...

Occorre far notare che alcuni personaggi americani in prima linea nel sostegno alle rivoluzioni nel filmato di Report sono stati molto chiari ed onesti nel dichiarare le motivazioni che li hanno spinti:
DAVID GREER - AGENZIA USA PER LO SVILUPPO INTERNAZIONALE
Trattandosi di una politica statunitense, non può che essere una politica improntata ai principi del libero mercato nell’interesse degli Stati Uniti. La nostra funzione in questo paese è quindi quella di importare i migliori principi economici del mondo industrializzato.

MIKE STONE- DIR. ASS. “FREEDOM HOUSE”
In un certo senso ci siamo incartati con questa storia delle rivoluzioni di velluto, delle rivoluzioni arancioni. Io continuo a dire: “Voglio una rivoluzione verde!”. Voglio vedere i soldi!

E' chiaro, gli americani fanno i loro interessi come sempre, e personalmente penso che una volta che accetti un regalo dal diavolo, dalla mafia, dagli strozzini o dagli americani sarà molto difficile poi liberarsene, ma personalmente preferisco chi aiuta la gente sulla via dell' autodeterminazione allo scopo di fare soldi a chi provoca guerre allo scopo di fare soldi: è così peregrino pensare che forse anche il regime di Saddam avrebbe potuto essere "spinto" verso la sua conclusione con metodi meno ortodossi ma certamente più condivisibili, e che indubbiamente implicano meno spargimenti di sangue?
Non condivido per niente la visione americana che li vede sempre al centro dell' universo ed il loro mercificare qualsiasi cosa per un tornaconto monetario, ma preferisco decisamente questo sistema per portarla avanti ad altri più sperimentati.

Verremo ancora alle vostre porte...

Uno dei benefici collaterali (secondo il mio modo di vedere, naturalmente) di questa strategia è che hanno affinato, codificato e poi pubblicato delle metodologie che sono delle vere e proprie (mi si passi l' ossimoro) armi non violente, che una volta create e sparse per la rete potrebbero anche essere utilizzate per fini che non sono stati previsti dai loro creatori e finanziatori.

Un' ultima coincidenza comune alle quattro rivoluzioni mi interessa sottolineare: i regimi che sono caduti erano sempre regimi piagati da una corruzione, da un immobilismo e da un clientelismo dilaganti ed apparentemente inestirpabili.
A qualcuno ricorda qualche nazione?

Altri links:


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